SOLITUDINE FEMMINILE NEL MONDO ANTICO

Nel mondo di Omero i ruoli femminili erano fondamentalmente due: le donne di casa e le donne sole. Le prime mantenevano un atteggiamento passivo nei confronti degli uomini, mentre le seconde avevano una riprovevole capacità di iniziativa le donne di casa venivano immancabilmente sedotte nel chiuso delle mura domestiche, invece erano incredibilmente seduttrici le donne sole.
spesso le donne non vivevano la solitudine come assenza di energia o di azione, ma piuttosto come un dono di provviste trasmesse dall’anima.
Le sacerdotesse, per esempio,usavano la solitudine come oracolo, un modo per ascoltare la propria interiorità,sollecitare consigli e guida, impassibili a udirsi nel rumore della vita quotidiana. generalmente le donne vivevano nelle stanze più interne della casa,il gineceo, isolate e non autorizzate a mescolarsi con gli uomini.
Spesso solitudine era sinonimo di sofferenza per un amore infelice, o non corrisposto, per un lutto o per una perdita: anni di solitudine sono quelli di Penelope nell’attesa fedele dello sposo, re di Itaca; solo è Didone nella disperazione per la morte di Sicheo prima, e per l’abbandono di Enea dopo; tormentata è la poetessa Saffo, nella sua femminile solitudine nel Tiasos di Lesbo.
in altri contesti antichi la solitudine era ragione di assoluta infelicità e fonte di paura e angoscia: si pensi alle fanciulle , erano costrette ad entrare in convento (storia di una Capinera, la monaca di Monza…)
Ma solitudine vi è anche in ascesi e santità, come per Chiara d’Assisi e Costanza d’Altavilla.
La letteratura,poi,insegna che le donne hanno pagato anche con la vita il desiderio di uscire dalla solitudine e di emanciparsi, come rivelala triste storia di Isabella Morra, oppure che si può essere soli e incompresi anche in mezzo alla gente, come ha testimoniato con la sua esistenza la poetessa Alda Merini, figlia dei nostri tempi.

Vuoto d’amore
Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Alda Merini

& Lucrezia Summa III A
27/11/2017