Il nostro progetto

Ai miei alunni ho proposto un’indagine sulla gioia attraverso gli autori.Ho divisola classe in gruppi cooperativi, i banchi sono stati disposti a isola e ogni gruppo ha preparato una propria relazione………(l’articolo continua negli approfondimenti)

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CLASSE II A /IIB

Caro Babbo Natale,
tu che stai lì, su, in Lapponia, con le tue renne e le tue letterine, i tuoi elfi e la tua capanna con il fuoco, leggi la mia lettera, perché è speciale.
Quest’anno mi sono comportata abbastanza bene,ma vorrei dei regali unici, perché difficili da regalare. Allora…..innanzitutto mi piacerebbe una cosa , che non deve essere come un giocattolo: ci giochi un po’ e poi lo butti via.
NO! Deve durare sempre! Vorrei che nel mondo regnasse sempre la pace, e fidati, caro Babbo di pace ce n’è tanto bisogno in questo mondo.
Oltre alla pace, vorrei un altro regalo: l’amore.
L’amore è un sentimento bellissimo, speciale. Se c’è amore c’è pace e se c’è la pace il mondo potrebbe essere migliore .
Che bello sarebbe, Babbo, un mondo pacifico, non trovi? Sarebbe straordinario!
E poi l’ultimo regalo , Babbo Natale, mio fidato amico, è la gioia.
M piacerebbe un mondo vivere in una comunità dove prevale la gioia.
Non ci sarebbero più quei musi lunghio le risposte scocciate alla mamma,al papà o un amico. Mipicerebbe così tanto vedere sui volti di tutti la gioia.
E’ tutto per quest’anno!
Spero di ricevere ciò che ho chiesto.
Affettuosi saluti.
Lucrezia

IL MIO PRIMO GIORNO DI SCUOLA FRA DI VOI

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Il mio primo giorno di scuola è stato meraviglioso. Io ero preoccupato, mi chiedevo come sarà questo giorno, che cosa succederà?
Ma non potevo immaginare: l’amore,la disponibilità da parte del dirigente, dei professori, dei bidelli, dei miei amici studenti
e di tutta la popolazione di Picerno che mi ha dato la disponibilità. Vorrei ringraziare anche i genitori che hanno fatto il buffet.
Il vostro grande supporto e la vostra disponibilità mi hanno commosso e spero un giorno di potervi ripagare.
Grande a tutti, ho tanto apprezzato il vostro gesto e la vostra generosità!
Abou

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Prima che il vento si porti via tutto e l’autunno ci porti una strana
felicità… l’estate addosso, bellissima e crudele, se ne va…
Così canta Jovanotti nel suo ultimo brano musicale…
Ci fa tornare alla realtà questo Ottobre, dopo la spensierata estate
della quale ci portiamo ancora i bei ricordi nel cuore e vorremmo che non
fosse mai finita… torniamo al lavoro! Ma non è per nulla triste il
ritorno, perché come dice il cantante, ci porta una strana felicità:
quella di ritrovarsi, di essere accolti nel nostro ambiente, tra compagni
e amici… tra i nostri libri, le cartelline, le aule cambiate, a
testimoniare che un anno è passato.
Un nuovo anno, dunque, anche se con lo stesso corpo docente, gli stessi
compagni e lo stesso bidello…è netta la sensazione che vi fa sentire
cresciuti, che vi fa sentire migliori!
Fin dal primo giorno che il nostro Dirigente ci è venuto ad augurarci
Buon anno scolastico e sul sito avete notato” si ricomincia” ci siamo
messi all’opera con la nostalgia nel cuore dell’estate addosso , ma
con la voglia e l’impegno di migliorarci ancora, per essere capaci di
realizzare il sogno del futuro.
Ci siamo raccontati le cose belle, gli episodi significativi e gli
incontri che il periodo delle vacanze ci ha visto protagonisti, ma ora
siamo tornati a scuola, al nostro impegno per crescere ancora! Buon lavoro
a tutti! La vostra prof di Mat.

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Volevo così il mio professore…
volevo che mi avesse fatto
gustare le vibrazioni
dell’arcano fluire delle cose;
che mi avesse confidato
ciò che consideravo proibito,
che mi avesse trattato come amico,
senza mantenersi distante;
che mi avesse sorriso,
anche quando non studiavo,
poichè allora mi sono sentito giudicato< che mi avesse accettato con i miei limiti; che mi avesse confidato le sue difficoltà per meglio capire le mie; che avesse accettato il mio linguaggio: il mio modo di parlare, il mio modo di vestire, le movenze del mio corpo, i miei errori, le mie illusioni, i miei affetti, le mie simpatie. mi sarebbe piaciuto, che avesse letto con me il giornale, che avesse commentato anche le notizie futili, che avesse risposto alle mie domande, anche quando erano impertinenti, senza evadere, fingendosi distratto, annoiato, maltrattato. avrei voluto un modello da seguire.... A.Monaco EMOZIONiAMOCI SIAMO IN SECONDA! LA PROF. CORSO E LA PROF. TRIPALDI VI RICORDANO: "educare non è riempire un secchio, è accendere un fuoco" (ERACLITO) e noi vi accenderemo a href="http://www.giochidiconoscenza.it/?attachment_id=318" rel="attachment wp-att-318">primo-giorno-scuola-elio-storie-tese-sio-1200x630

A SPASSO PER VENOSA

La colonia di Venusia viene fondata dai Romani nel 291 a.C., sullo stesso pianoro occupato dal centro moderno. La città è posta sulla via Appia che consentiva i collegamenti tra Roma e l’Apulia. Il pianoro era circondato dalla cinta muraria, realizzata in opera quadrata.Nel I secolo d. C , nella città patria di Orazio (65-( a.C) si realizzano lussuose residenze, con ambienti termali dai ricchi pavimenti a mosaico, visibili nel parco archeologico. Ai margini dello spazio urbano viene costruito un anfiteatro. L’esistenza di un teatro è stata ipotizzata a seguito del ritrovamento di una scultura di età tardo-repubblicana raffigurante un Telamone, reimpiegata in un palazzo ottocentesco. Da Venusia proviene anche una preziosa testa di una statua in marmo raffigurante un atleta che indossa la benda del vincitore(diadumenos), copia romana del II secolo d.C. tratta da un originale greco in bronzo dello scultore Policleto. Tra il III e il VII secolo d.C. nella città è insediata un’importante comunità ebraica che convive a fianco dei primi cristiani e dei superstiti gruppi pagani. La convivenza pacifica di genti di fedi diverse è documentata, in particolare, dalle catacombe ebraiche e cristiane scoperte sulla collina della Maddalena. L’iscrizione in memoria della fanciulla Faustina testimonia che talvolta, alle cerimonie funebri partecipano insieme ministri di culto cristiani ed ebrei
 

 

L’E-BOOK  NEL MIO ZAINO

 

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lettura e studio possono essere personalizzati e adattati alle esigenze dell’alunno

 

Una parete bianca screpolata,e poi dipinta con tinte tenui e al centro un rettangolo di ardesia nera: una lavagna. E’ questa l’immagine che si presenta immediatamente alla mente – insieme a banchi allineati e cattedra – quando penso ad un’aula scolastica .

La scuola sta  cambiando dalla lavagna nera e gessetti bianchi, libri e quaderni, che mi hanno accompagnato e ancora mi accompagnano sto cercando di affiancarli oltre alla LIM, (se funziona) con i formati e-book

Modificare il proprio modo di fare scuola,  guardare la conoscenza non più come  un processo ordinato, sequenziale, settoriale ma cercare di offrire agli alunni  l’opportunità di liberarsi dal ruolo passivo di distributori e consumatori di saperi, ma  partecipare alla scoperta del sapere..

Attivare processi di ricerca attiva con il contributo  dell’intero gruppo classe,  desiderare di scoprire insieme la rete di contenuti che caratterizza la complessità del sapere e, soprattutto, sollecitare la capacità di interpretare la realtà, selezionando i dati conoscitivi rilevanti: è ripensare la propria metodologia . Tutti noi lo facciamo.

Con le classi prime sto sperimentando l’e-book  che è un particolare testo e non è un contenitore fisico.

La domanda che mi sono posta: “Come posso configurare il dispositivo mobile, che quasi tutti hanno in classe per un utilizzo didattico durante le lezioni? E’ utile per lo studente? Quali criticità potrei incontrare?

A questi miei dubbi  mi è stato d’aiuto il prof. Leonetti.

Usare tali strumenti non significa mettere da parte la tradizionale lavagna di ardesia o il libro di testo. Anzi, l’uso dei nuovi mezzi diventa ancora più utile proprio nel momento in cui nuove risorse e vecchi strumenti creano una sinergia che alimenta e produce un sapere più ricco, flessibile, sempre aperto al nuovo.

Le due matrici devono integrarsi, convivere.

Il prof. Margliano dice che il digitale e la rete rappresentano l’evoluzione del sapere, l’innovazione dei processi di conoscenza , la pluralità dei linguaggi rispetto al libro che è un sapere strutturato chiuso con un unico codice come la classe divisa per orari e discipline

 

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auguri dagli alunni della classe I A e I B e dai loro docenti

 

 

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… al mio babbo un bacio e un fiore, al mio babbo tanto amore… …   à mon pèrè mes bises et mes fleurs, à mon pèrè tout mon amour…

 

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… tanto amore che parla e dice … che il mio babbo sia felice. …                         …tout mon amour qui parle et dit… que mon pèrè soit heureux…

 

 

 

Raccontare i lieviti della pizza

 

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Oggi,25 Febbraio 2016, noi di I A, insieme alla nostra prof. di matematica, abbiamo fatto degli esperimenti .

Io, Manuela, ho portato i vetrini, Mariagrazia la farina, Francesco Saverio lo zucchero e il lievito, Chiara il thermos  con l’acqua calda e Francesco la scodella.

Tutti ci siamo riuniti intorno alla cattedra e abbiamo visto il lievito, che erano palline magre piccole, piccole . Poi Annachiara si è messa ad impastare perché lei indossava il grembiule. Le sue mani non esistevano più, erano diventate tutt’uno con la pasta . La prof. ci ha fatto prendere un pezzettino di pasta  e tutti ci siamo divertiti a fare le forme più svariate: lettere, anelli, mini-pizza…….addirittura un “pupazzo di pasta”! Così, le nostre mani, la cattedra, noi e soprattutto Annachiara siamo diventati “parte integrante della pasta”.

 

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BASTA!  Stavamo sporcando troppo, quindi abbiamo lasciato la pasta o la classe sarebbe diventata un porcile o meglio dire “un mulino”.

Poi abbiamo visto i lieviti , dopo aver assorbito lo zucchero: erano diventati gonfi, dei veri mangioni golosoni.

Quando si sono iniziati a separare, erano ancora più belli, sembravano delle isole, con affianco un fiume che fluiva. Dopo questo  divertimento, abbiamo dovuto mettere in ordine “il mulino”, abbiamo raccolto la farina, lavato i vetrini e abbiamo visto il guscio di cipolla al microscopio: erano tante cellette viola addossate: sembravano nidi d’ape o pelle di serpente.

Dopo aver lavato di nuovo i vetrini, messo a fermentare la pasta e  rimesso a posto il microscopio, abbiamo mangiato un pezzo di pizza .

…………ma la nostra adorata e smemorata prof., si è dimenticata di farci vedere al microscopio la farina per ciliaci a confronto con quella normale…….

Che fare?…….la perdoniamo…….

Così si conclude la nostra giornata di esperimenti.

AI NOSTRI  RAGAZZI  CON AFFETTO

Vi auguro sogni a non finire

Vi auguro sogni a non finire

e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno

vi auguro di amare ciò che si deve amare
e di dimenticare ciò che si deve dimenticare

vi auguro passioni

vi auguro silenzi

vi auguro il canto degli uccelli al risveglio

e le risate dei bambini.

Vi auguro di rispettare le differenze degli altri perché il merito e il valore di

ognuno spesso è nascosto.
vi auguro di resistere all’affondamento,

all’indifferenza, alle virtù negative della nostra epoca.

Vi auguro di non rinunciare mai alla ricerca,

all’ avventura , alla vita, all’ amore,

perché la vita è una magnifica avventura e niente e nessuno può farci

rinunciare ad essa, senza intraprendere una dura battaglia.
Vi auguro soprattutto di essere voi stessi, fieri di esserlo e felici,

perché la felicità è il nostro vero destino.

 

ricordate che l’amore più bello è il dono

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IN LABORATORIO     con “il riso”

IN LABORATORIO con "il riso"

 

LABORATORIO MATEMATICO 

Abbiamo appena finito di utilizzare le linguine per rappresentare i segmenti e risolverli con il metodo grafico e……… sono spuntati fuori i chicchi di riso .

La prof. di mate (Corso) ci ha detto  che ognuno di noi doveva portare  a scuola una scacchiera e  Francesco Martiriggiano 1 kg di riso.

Oggi,i nostri banchi si sono colorati di tante scacchiere e tutti ad ascoltare la storia di Sassa che tramite  gli scacchi  scoprì le potenze .

Sassa fece scoprire al re indiano il gioco degli scacchi e gli piacque molto, quindi  volle dargli una ricompensa.

Il re sulla scacchiera mise tanti chicchi di grano quante erano le caselle: ogni casella doveva essere il doppio della precedente .

Gli sembrava un’impresa impossibile, e….. come dice la prof. Corso, adesso aspetta.

Ritorniamo al laboratorio di matematica .

Noi alunni dovevamo procedere come il re .

La prima ad arrivare a 512, che sarebbe la seconda casella del secondo rigo sono stata io: Martina

Dopo di me tutti .

 

 

Natale 2015

La scuola protagonista in una nuova forma di comunicazione: il blog delle classi I A e B della scuola Secondaria di I grado di Picerno(PZ) ma sono con me in questo percorso anche gli sguardi dei ragazzi che ho lasciato.Li voglio rincorrere nei loro cambiamenti, attirare la loro curiosità, scambiare messaggi parlando il loro linguaggio.

Interrogarci, risponderci, emozionarci con la parola ferma su una pagina elettronica ma che ugualmente si mescola a pensieri, immagini che ci porteranno verso traguardi lontanissi…….mi

Buon viaggio ragazzi!

Un grazie al Dirigente

Mercoledì  28 ottobre ’15

Auditorium scuola secondaria di I grado

Libriamoci- giornata di lettura a scuola

I libri hanno avuto nella mia infanzia un ruolo così importante che, se cerco di immaginarli senza di loro, i miei primi anni si riducono a ben poca cosa”( Bianca Pitzorno)

Il libro come viaggio, per vivere una realtà o un sogno, è un cerchio partire e ritornare al punto di partenza ma con un bagaglio di conoscenze, di nuovi incontri di orizzonti allargati e da qui il desiderio di ripartire e di rientrare di nuovo nel cerchio. E’ l’amore per la lettura.

Il piacere di leggere è stato diviso in due momenti:

1 l’ascolto, per conoscere, per suscitare curiosità, per riflettere, per accogliere l’altro

2 l’emozione della parola si trasferisce in altri linguaggi: in un percorso musicale e in forme e colori su una tavolozza dove il ragazzo trasferisce l’espressione di un mondo fino ad allora sconosciuto

Lettori: alunni, docenti e dirigente

Attori dell’associazione teatrale di Picerno

Amministratori locali

 

“Interrogo i libri e mi rispondono.

E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore.

Altri mi insegna no a conoscere me stesso” (Petrarca)

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