INCONTRARCI

ALLA SCOPERTA DELLO YOGURT

Oggi Lunedì 12 maggio 2019 con la Professoressa Francesca Corso abbiamo preparato lo yogurt perchè la scorsa volta l’esperimento non era riuscito.

Inizialmente la prof ha preso il thermos che conteneva il latte, all’interno abbiamo messo dei lieviti per lo yogurt e così è iniziato il procedimento di condensazione ed è diventato yogurt. Al microscopio abbiamo visto i lieviti che non erano venuti a contatto con il latte e alla fine quelli venuti a contatto con il latte, i due erano totalmente diversi. Alla fine abbiamo assaggiato lo yogurt che un po acido

Tutto l’occorrente per l’esperimento
I lieviti non a contatto con il latte
Lo yogurt
I lieviti a contatto con il latte

Chiara Summa

lavoro di gruppo: l’Odissea


https://www.thinglink.com/scene/1162314647290773507

lavoro di gruppo: l’ILIADE

https://www.thinglink.com/scene/1162328659424444419

EDUCAZIONE AMBIENTALE

CONTINUA IN ATTUALITA…

Greta Thunberg

Un piccolo dono a voi tutti che accompagnate i vostri allievi in questo bellissimo viaggio di scoperta

Daniela Lucangeli, psicologa, professoressa universitaria, esperta di disturbi dell’apprendimento e star dei social è seguitissima per la sua idea rivoluzionaria di insegnamento, basata sulle emozioni positive

La Prof pubblica video sul suo profilo ogni settimana, anche su YouTube. Illuminanti “I mercoledì della lettura” in cui risponde alle lettere di ragazzini con disturbi dell’apprendimento e disabilità cognitive. Online e dal vivo ha conquistato un pubblico di devoti alla “scienza servizievole”, una divulgazione rigorosa ma accessibile in aiuto dei bambini che a scuola non ce la fanno. Non solo. «Ogni alunno ha diritto di esprimere le sue potenzialità al massimo. La didattica non deve dare a tutti la stessa cosa ma a ciascuno la migliore, in base alle sue possibilità. Un cervello in età evolutiva non può adattarsi a un metodo unico per tutti». Facile essere d’accordo, difficile metterlo in pratica. «Il modello prevalente oggi è ancora: io-insegno-tu-apprendi-io verifico» recita la Prof in una cantilena, refrain quotidiano di tanti studenti. «Il risultato è un apprendimento formale, formalizzato e passivizzante». Lucangeli lo combatte spiegando che non funziona per motivi neurologici, non ideologici: «Le nozioni si fissano nel cervello insieme alle emozioni. Se imparo con curiosità e gioia, la lezione si incide nella memoria con curiosità e gioia. Se imparo con noia, paura, ansia, si attiva l’allerta. La reazione istintiva della mente è: scappa da qui che ti fa male. La scuola ancora crea questo cortocircuito negativo».

Vorrei che laddove ce n’è uno che fa fatica, ci fosse un insegnante che lo aiuta, non che lo giudica». Insomma, Prof, vuole la rivoluzione? «Letteralmente: voce del verbo rivolgere. Prendi un calzino e giralo dall’altra parte».

Daniela Lucangeli ha sperimento la rivoluzione su di sé. «A 18 anni ho vinto il concorso per insegnare alle elementari. Il primo giorno in cattedra mi sono trovata davanti 4 alunni con handicap mentale, residuo di una scuola speciale. Sono scappata, loro dietro di me e la bidella dietro di noi». Da allora, ha cambiato molti punti di vista per non fuggire di fronte ai bambini in difficoltà. «Mi sono laureata in Filosofia pensando che la logica aiutasse la mente a organizzarsi. Ma non è così. Poi in Psicologia, ma non è bastato. Allora ho preso un dottorato di Neuroscienze dello sviluppo che ha cambiato completamente il mio approccio. Ho capito che il grande decisore non è la ragione ma la parte emotiva. È l’area più antica del cervello che determina l’apertura o la chiusura agli stimoli».

Convinta che non puoi insegnare ciò di cui non fai esperienza, la Prof usa le “carezze educative” per i aiutare i bambini ma anche per formare i grandi. «La stima che ho di me oggi dipende da quanta autenticità riesco a trasmettere. null

Caro ministro,

sono una docente del sud

Ci sono Docenti del Sud che si svegliano alle ore 5 – 6 del mattino per essere in classe alle ore 8.00 pronti a fare la loro lezione. Ci sono Docenti del Sud che, nel grado della scuola dell’infanzia, si siedono per terra per calmare 15-20 bambini di due anni e mezzo che piangono ininterrottamente, perché non accettano subito la separazione dai genitori;  quei docenti cantano seduti a terra con giochi e facce buffe per calmare i bimbi e fargli capire il piacere dello stare a scuola. Ci sono Docenti del Sud della scuola Primaria che affrontano mille difficoltà in classe legate all’apprendimento ed al comportamento in una epoca di diffusi disturbi e difficoltà diverse.  Ci sono Docenti del Sud della scuola secondaria di primo grado che affrontano le difficili ed impervie vie della crescita nell’aggrovigliarsi delle nuove abilità, delle nuove conoscenze e competenze. Ci sono Docenti del Sud della scuola secondaria di secondo grado che ogni giorno tessono la trama di competenze e senso civico in giovani da inserire nel mondo del lavoro e dell’Università.  Ci sono Docenti del Sud che fanno, appunto, le stesse medesime cose dei docenti del Nord. Solo che al Sud si fanno i conti con la mancanza di fondi, di strutture adeguate, di Comuni e Province che non riescono ad intervenire nell’edilizia scolastica e nel sostentamento di base. Solo che al Sud non hanno tutte le efficienze strutturali che hanno al Nord per colpa di chi non ha saputo amministrare fondi e impegni riformatori.  Nelle Scuole del Sud non c’è la paura di improvvisare e di superare le situazioni più difficili anche senza soldi, senza banchi, senza aule, senza collaboratori scolastici, senza carta igienica nei bagni e senza materiale di facile consumo e strumenti didattici per i ragazzi. Ecco! Signor Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca ci sono Docenti del Sud che nonostante tutto, ogni giorno, si impegnano nel loro lavoro superando le situazioni più complicate e le difficoltà del proprio lavoro facendo leva sulla propria professionalità e sulle loro indiscutibili capacità. Ci sono Docenti del Sud che fanno i Docenti con passione e determinazione, anche se lei, Ministro Bussetti, tenta di sminuirli mancando indiscutibilmente di capacità di comunicazione, oltre a non essere un buon propagatore di indizi programmatici. Ci sono Docenti del Sud che  lei  deve solo onorare e ringraziare, perché è anche merito loro se la Scuola, malgrado tutti gli errori, continua ad andare avanti.

https://www.facebook.com/ProfessionistiScuola/videos/353119391967732/UzpfSTE2MTc5OTU2ODk6MTAxMTA4Njk2NTc0Nzc5Mg/

Indovina chi viene a pranzo?

Aboubacar Langone: “Su quel gommone ero l’unico a non piangere……”

Ha la parlantina svelta (in un Italiano ben scandito), i modi da giovane gentleman e un sorriso abbagliante. In paese, a Picerno (Pz) tutti lo conoscono e tutti lo chiamano “Abu”. Aboubacar Langone Soumahoro, “classe 2000” (per usare una terminologia calcistica), proveniente dalla Costa d’Avorio, in Basilicata ha trovato una nuova famiglia amorevole (che lo ha adottato) e una squadra di calcio (il Picerno, in serie D) della quale, come centrocampista, è diventato in breve tempo un astro nascente. Ma la strada fi n qui è stata tutt’altro che facile. La sua è una di quelle storie che andrebbero raccontate nelle scuole.

Come giustifica la sua esistenza?
Sin da piccolo giocavo in mezzo alla strada con gli amici, poi un giorno ho visto una partita del Barcellona e ho deciso che –potendo avrei fatto il calciatore. In Africa non ci sono grandi occasioni in tal senso.


Quanti eravate in famiglia?
Due maschi e due femmine, poi ho perso mia sorella per una malattia. Mio padre era un camionista, mia madre vendeva frutta e verdura. Nel 2010 ho perso mio padre, aveva una paralisi, dopo tanti anni di malattia non è riuscito a sopravvivere.


A un certo punto la guerra civile è divampata…
Ci eravamo trasferiti in un’altra città per lavoro, ma dopo la morte di mio padre, loro sono dovuti tornare a Daloa, mentre io, che dovevo finire la scuola, non potevo ancora tornare a casa. Con la guerra persi di vista mia mamma e i miei fratelli. Da sei anni non vedevo più la mia famiglia, poi quest’estate, grazie ai miei genitori adottivi di Picerno, sono andato in Costa d’Avorio e…


Li ha incontrati?
Si, mia mamma e i miei fratelli. È stata una cosa bellissima: a questo punto non me lo sarei mai aspettato. Io ero stato quatto anni in Mali senza avere notizie di mia mamma, non c’erano telefonini in giro.


Lei era un bambino. Come le “si presentò” la guerra?
Con i rumori degli spari dappertutto, si uccidevano anche gli animali. Ho visto tanti morti sulla strada, avevo 11-12 anni. Come dicevo, poi sono andato in Mali e -grazie a Dio- lì ho incontrato un amico che mi ha aiutato veramente tanto. Era un ragazzino come me e lavorava in un negozio. Mi trattava come un fratello, mi dava da mangiare, vestiti, scarpe e poi mi fece andare a dormire a casa sua. Si chiama Ibrahim, e anche la mia mamma di Picerno oggi parla sempre con lui. Io gli stavo sempre attaccato: il mio timore era che qualcuno potesse pensare che rubavo qualcosa, visto che ero io l’unico straniero in casa sua.


Dopo il Mali cosa è successo?
Io volevo tornare a casa dalla mia famiglia, anche se lì ero stato benissimo. Io non avevo telefono, e a volte usavo il profilo Facebook di Ibrahim: mi misi a cercare i miei amici della scuola. Quando ne trovai uno, il mio primo pensiero fu per mia madre. Passarono mesi prima di avere notizie. Quando mi diedero il numero di mia mamma, la prima volta che chiamai non riuscii a dire niente, mi sembrava un film, non avevo la forza di parlare. Non pensavo che fosse ancora viva. Poi l’ho richiamata, e quando ho detto “Allò” in francese, lei subito ha risposto “Ibrahim!!!”. Ho pianto tanto e mi ha raccontato tante cose: anche mia sorella era morta. Le dissi che volevo tornare perché comunque mi sentivo uno straniero, ma mi spiegò che la situazione non era ancora stabile. Avevo uno zio in Libia, e mia madre provò a chiamarlo, almeno vicino a un parente mi sarei sentito più sicuro. Nel frattempo mi ero già messo in viaggio.


Come ha fatto questo viaggio?
Ho pagato una macchina con i soldi che avevo guadagnato lavorando con Ibrahim. Quando sono arrivato in Burkina Faso, ho cercato di guadagnare qualche altra cosa perché servivano tanti soldi per il viaggio. Eravamo diverse persone nella macchina, abbiamo fatto Mali, Burkina Faso, poi Niger, dove c’è il deserto. Lì è iniziata la strage, ho visto di tutto e di più. Per arrivare in Libia, camminavamo la notte perché era più fresco, oppure mediante “passaggi”, ma sempre pagando queste persone che lo facevano per lavoro. C’erano persone che sulla strada ci derubavano, altri compagni di viaggio sono stati picchiati a sangue.


Questi predoni erano sempre africani?
Si africani come noi. Eravamo in un due pickup, oltre 50 persone in ognuno: sull’altra macchina un tizio è morto perché non riusciva a respirare. Oltretutto, se cadevi dalla macchina rimanevi nel deserto.


Per mangiare come facevate?
Avevamo qualcosa nelle tasche, perlopiù biscotti … anche se, quando fai ‘ste cose, mangiare è l’ultimo dei pensieri: pensi a sopravvivere. Il viaggio è durato due settimane, è stato abbastanza veloce. Nel frattempo provavo a chiamare mio zio, ma non mi rispondeva. Ero terrorizzato. Grazie a Dio, però, in Libia incontrai un mio amico della Costa d’Avorio con cui avevo fatto un torneo di calcio da bambino. Incredibile. Lui era completamente cambiato, ma mi chiamò “Akash!”: era il mio soprannome, indica forza, perché ero sempre l’ultimo ad abbandonare il campo e se perdevo piangevo. Mi spiegò che quello era un luogo pericoloso, e mi portò con lui, anche se comunque avevo qualche timore.


Quanto tempo è stato in Libia?
Circa tre mesi. Pagavo sempre io da mangiare, dormivamo in una casa abbandonata e aiutavo a pulire le case. Lì capii che le persone abbandonavano il Paese con le barche per andare in Italia. Il mio amico mi disse che conosceva una persona, ma che ci volevano tanti soldi. Me la face conoscere, io però non avevo tutti quei soldi: più di 1500 euro. Alla fi ne Ibrahim dal Mali mandò metà dei soldi sul conto di quel tizio. Era libico e faceva questo di mestiere. Gli diedi il resto dei soldi solo quando fui a pochi centimetri dalla “barca”. Mi disse: «Sei uno furbo, bambino».


Com’era questa “barca”?
Era un gommone, con 130 persone a bordo. Ma sa una cosa? La mia forza era la mia mamma. Mi aveva detto: «Io ho sofferto per te, per darti la vita: vai, e non ti accadrà nulla, arriverai sano e salvo a destinazione ». Questa cosa mi ha dato la carica. Solo che, appena partiti, si è rotto il motore e ho pensato, «Mi sa che mamma questa volta si è sbagliata», ma quel tizio subito è arrivato con una motobarca, lo ha sostituito e siamo ripartiti. Dopo un giorno in mezzo al mare, l’acqua è cominciata a entrare nel gommone. Ero tra i più piccoli, ma sono stato l’unico a non piangere e ho detto a tutti di pregare ognuno per il proprio Dio. Io sono musulmano. Poi mi sono tolto la maglia e ho cominciato a strizzare l’acqua fuori dal gommone, e tutti mi hanno imitato. A un certo punto, però, anch’io ho avuto paura, perché la barca si è alzata tutta da un lato. Un ragazzo accanto a me mi ha detto «Ho perso mia mamma e mio padre, oggi morirò anche io», e io ho risposto «Mia mamma ha detto che io non posso morire». Come per miracolo la barca è tornata giù finché non ci ha raggiunto una nave di salvataggio che ci lanciava i giubbini, ma anche in quel caso si creò confusione.


Che nave era?
Non lo ricordo, forse la Croce Rossa. È stato quando sono salito su questa barca che mi sono messo a piangere anche io: le preghiere di mia mamma erano andate a buon fine e io ero salvo.

Quanti giorni è durato il viaggio sulla nave di salvataggio?
Due giorni, ma le condizioni erano migliori, perché non si può certo paragonarle a un gommone. In Italia siamo sbarcati a Pozzallo, in Sicilia, e poi mi hanno portato a Scicli. Dopo altri quattro mesi in un centro a Caserta, sono arrivato a Paterno, qui in Basilicata. Nei centri si possono fare tante cose, ma si è in tanti. Non c’erano vestiti per tutti, io sono arrivato in febbraio, morivo di freddo e stavo senza giubbino.


Non vi davano soldi?
Fino a Paterno no, lì prendevamo 75 euro al mese. Ho lasciato un buon ricordo ovunque, perché ho voluto imparare subito l’Italiano, facevo i servizi e pulivo, senza che nessuno me lo chiedesse. È per questo che spesso mi compravano le cose, anche se avevano poco, ti aiutavano. A Paterno ho conosciuto la mia futura sorella (quella italiana), che lavorava lì, le ho raccontato la mia storia e le ho detto che avrei voluto giocare a calcio, ma anche lavorare. Dopo qualche mese mi ha detto che una squadra voleva vedermi. Lei aveva già fatto tanto, toccava a me adesso.


Il Picerno?
Esatto. Una settimana prima del provino mi ero fatto male alla caviglia, ma ci andai lo stesso. C’erano mister Catalano (ora è scomparso) e mister Ottati di Tito: capirono che ero bravo, ma che quella volta non stavo bene. Tempo dopo, durante un amichevole con l’Avigliano, fui costretto a uscire per il dolore, e mi misi a piangere perché pensavo che non mi avrebbero preso più. Grazie a Dio, però, è andata bene, e il primo giorno di allenamento, la mia attuale mamma di Picerno mi portò cioccolate e vestiti, anche se ancora non mi conosceva. È veramente una donna straordinaria. Viaggiavo da Paterno a Picerno per allenarmi, un giorno la famiglia mi invitò a casa e lì nacque il nostro amore: hanno chiesto subito il mio affido, in modo che potessi andare a scuola, allenarmi e non stancarmi dei viaggi. Mi fecero mangiare la pizza per la prima volta! Poi è arrivato anche il tesseramento a Picerno, ma dopo un mese fu bloccato.


Perché?
Alcuni documenti non erano a posto, la mia famiglia biologica doveva firmare. Così ho capito che Picerno è un paese accogliente, tutti mi hanno voluto bene e sono stati solidali.


Poi è arrivata l’adozione…
Si, mia madre in Africa ha detto “si”, perché un figlio può avere una madre ovunque a prescindere dal colore. Mi spiego, in Africa, quando mio padre lavorava, venivano sempre i miei amici a casa. Mia madre non faceva distinzione, e poteva sfamarli, ma anche sgridarli come se fossero fi gli suoi. La procedura dell’adozione è stata abbastanza difficile, ma la famiglia ha fatto di tutto, anche la società mi è stata vicino. E adesso sono Italiano a tutti gli effetti. Ho iniziato anche a giocare regolarmente. Ho fatto tre gol e sta andando tutto bene.


Ha mai subito episodi di discriminazione?
A Picerno mai, ma so che se il tifoso avversario mi fischia è perché ha paura di me che sono più forte. Un avversario, nel corso di una partita, mi chiamò “scimmia”: io sorrisi e gli dissi che intanto gli avevo fatto un mazzo così. Più tardi mi ha chiesto scusa.


L’Italia sta attraversando un momento politico in cui purtroppo c’è un’ondata forte di razzismo.
Si lo vedo, ogni sera papà accende la tv e ne discutiamo. Io credo che anche l’Europa debba aiutare l’Italia, che accoglie sempre migliaia di persone. Ma occorre riflettere: chi vorrebbe lasciare i suoi affetti, i suoi colori, la sua infanzia? Qui sicuramente tutto è più bello, tante le possibilità, ma se io potessi, tornerei in Africa, perché è lì che sono cresciuto, lì ero felice. In Africa le cose sono diverse, con il poco che hai accontenti tante persone, il problema è che siamo stati colonizzati, e ci sfruttano invece di aiutarci.


Quale differenza vede nel modo di affrontare la vita, fra lei e i suoi coetanei di qui?
La mia esperienza mi ha fatto maturare molto prima rispetto all’età che avevo. In Africa a volte non si mangia per giorni, mentre qui a volte si litiga per le sciocchezze. Spesso sorrido. I genitori italiani sono davvero straordinari, non fanno mancare niente ai figli, ma bisognerebbe assaggiare almeno un po’ di sofferenza per capire davvero che cosa è la vita. Un ragazzo oggi chiede un telefono e subito glielo comprano, io neanche sapevo cosa fosse il telefono. Occorrerebbe riconoscere le fortune che si hanno. Io non ho scelto di nascere povero, è il destino, poteva capitare a chiunque. Quindi, se puoi aiutare qualcuno, fallo. In Costa d’Avorio, con UN euro dai cibo a CINQUE bambini, qui magari un bambino un euro lo getta in faccia ai genitori. Ringrazierò sempre la Basilicata, ma soprattutto Picerno, un paese davvero accogliente.


La canzone che la rappresenta?
Ascolto molto le canzoni del mio Paese, come quelle di Alpha Blondy o di Tiken Jah Fakoly. Ma a volte mi fanno piangere. Le ascoltavo nei viaggi in camion con mio padre.


Il film?
In tv principalmente guardo le partite.


Il libro?
Ho letto un libro di Nelson Mandela che mi ha dato la mia professoressa di Picerno. Non smetterò mai di ringraziarli perché mai mi sono sentito diverso per il colore della pelle.


Cosa vorrebbe fosse scritto un giorno su una targa nello stadio di Picerno?
«Ogni mondo è paese». Basta che ti adatti e ti comporti bene, puoi essere cittadino di ogni nazione.

SE COMPRENDERE E’ IMPOSSIBILE, CONOSCERE E’ NECESSARIO -Primo Levi

in occasione della giornata della Memoria raccontiamo la Shoah e la deportazione degli ebrei nei campi di concentramento.

https://www.raiplay.it/social/video/2018/10/Ulisse-Il-piacere-della-scoperta-Viaggio-senza-ritorno-7f6e873c-761b-47d2-976e-a439f73e3c22.html

Le parole sono importanti

Iniziamo il lungo viaggio tra le parole, un lavoro collettivo con tutti i miei alunni. Tante mani per scoprire la bellezza, la violenza, il potere delle parole. Il percorso sarà prsente negli approfondimenti.

iniziamo con l’ascolto: MIKA

Auguri all’ “INFINITO” di Leopardi.

Oggi compie 200 anni

https://www.facebook.com/dislessiaioticonosco/videos/771677996519766/


Mercoledì 19 dicembre alle ore 9.00 si è svolto il webinar eTwinning dal titolo “Responsabilità: la regola più importante”, con la straordinaria partecipazione di don Luigi Ciotti, Fondatore dell’Associazione Gruppo Abele e Presidente dell’Associazione Libera.
Il tema principale dell’incontro è la legalità, intesa come rispetto delle regole, giustizia sociale, lotta alla corruzione, ma anche valore di rapporti e relazioni con l’altro e partecipazione attiva e responsabile alla vita civile di un Paese.

Mi è stato segnalato questo articolo e lo condivido con voi, per chi ama la lettura. E’ interessante.

Voglio dirvi perché leggere narrativa, e leggere per il proprio piacere, è una delle cose più importanti che una persona può fare. E voglio fare un appello cosicché le persone capiscano cosa sono le biblioteche e i bibliotecari, e perché entrambe queste cose vanno difese».

Gaiman ha parlato alternando all’autoironia toni più seri e impegnati: «Io sono di parte: sono un autore e per trent’anni mi sono guadagnato da vivere con le parole. Quindi sono di parte come scrittore, ma lo sono ancora di più come lettore. E per questo sono qui a parlare stasera, sotto l’egida di un ente [la Reading Agency appunto] che sostiene programmi di alfabetizzazione e incoraggia la lettura. Perché tutto cambia quando leggiamo, e io voglio parlare di questo cambiamento e dell’atto della lettura».

Lo scrittore si è fatto ancora più serio nel toccare il tema della correlazione tra la lettura (e quindi l’alfabetizzazione) e la crescita della popolazione di un Paese, portando come esempio la correlazione tra la scolarizzazione e il livello di criminalità presente in una società. Negli Stati Uniti – ha detto – paese in cui è in grande crescita il settore della costruzione di prigioni “private”, il criterio con cui viene stimato il numero futuro dei carcerati viene semplicemente calcolato partendo dalla percentuale di giovani (10 e 11 anni) che dichiarano di non saper leggere.

Proseguendo nel suo ragionamento, Gaiman ha parlato a lungo del tema che evidentemente gli stava più a cuore, cioè del peso e dell’importanza della lettura durante l’infanzia:

«La narrativa è la droga che fa da porta d’ingresso alla lettura. Non penso che esistano una cosa come “un cattivo libro per bambini”: è una fesseria, è snobismo, ed è una stupidaggine. Non scoraggiate i bambini dal leggere solo perché pensate che stanno leggendo la cosa sbagliata. Quella narrativa che a voi non piace sarà la strada per arrivare ad altri libri che potreste preferire. E non tutti hanno il vostro stesso gusto».

Gaiman ha proseguito sulla stessa linea, parlando dei più piccoli ma rivolgendosi agli adulti «benintenzionati, che possono facilmente distruggere l’amore di un bambino per la lettura, dandogli libri “utili ma monotoni”». Ha sottolineato che grazie alla lettura si costruisce nell’individuo l’empatia con il mondo circostante: leggendo si impara che «io sono anche qualcun altro, sono ogni altra persona, e quando si ritorna nel proprio mondo ci si ritrova impercettibilmente cambiati. L’empatia è lo strumento per trasformare le persone in gruppi, per permetterci di funzionare in maniera migliore che semplicemente come individui ossessionati da sé stessi».

Ancora una volta Gaiman ricorre a un episodio personale per introdurre un concetto più generale:

«Ero in Cina nel 2007, alla prima convention assoluta sulla fantascienza e il fantasy approvata dal Partito nella sua storia. Ad un certo punto ho preso da parte un funzionario e gli ho chiesto “Perché? La fantascienza è stata ufficialmente messa all’indice per tanto tempo. Cosa è cambiato ora?”. E lui mi ha detto che la risposta era era semplice: “I cinesi erano eccellenti nel replicare una cosa se un’altra persona gli avesse portato il progetto. Ma non innovavano e non inventavano. Non avevano immaginazione. Allora hanno mandato una delegazione negli Stati Uniti, alla Apple, alla Microsoft, a Google, e hanno chiesto alle persone lì, a quelle che progettavano il futuro. Così hanno scoperto che tutte loro avevano letto fantascienza quando erano ragazzi».

L’esempio serve a Gaiman per difendere ulteriormente l’importanza della narrativa, restituendo dignità alla narrativa di “evasione”, contro il pensiero comune che vuole che l’unica letteratura degna di essere letta (dagli adulti come dai bambini) è quella mimetica, che rispecchia il peggio del mondo in cui il lettore vive. Al contrario, solo la narrativa d’invenzione permette di trovare nuovi strumenti e schemi mentali per migliorare il proprio luogo e il proprio tempo, perché fantasticare di altri mondi immaginari sprona a cambiare il proprio. Per spiegare meglio questo concetto usa una metafora:

«Se sei intrappolato in una situazione impossibile, in un posto sgradevole, e qualcuno ti offre una via di fuga temporanea, perché non dovresti prenderla? I libri fanno questo: aprono una porta, mostrano la luce fuori. E più importante ancora, durante la fuga i libri possono farti conoscere il mondo e la tua stessa condizione, ti danno armi, ti danno un armatura, cose che puoi portarti dietro quando devi tornare in prigione. Le abilità e la conoscenza sono strumenti che puoi usare per fuggire davvero. Come diceva Tolkien, le uniche persone che si arrabbiano per una fuga sono i carcerieri.»

Nella seconda parte del suo intervento Gaiman ha parlato del ruolo dell’informazione e si è lanciato in un’appassionata difesa delle biblioteche. Ha ricordato il piacere che provava da bambino andando in biblioteca e l’importanza che i bravi bibliotecari hanno avuto nella sua formazione. Ha sottolineato il fondamentale ruolo che ancora oggi, nel ventunesimo secolo, svolgono le strutture deputate a stimolare la curiosità intellettuale. Chiamando le biblioteche “i cancelli per il futuro” ha inteso sottolineare la centralità di questo luogo nello spazio sociale di una comunità. Siccome le biblioteche sono molto più che un insieme di scaffali, si deve evitare che, nel tentativo di risparmiare qualche soldo, le autorità locali possano essere tentate di chiuderle, perché questo significherebbe «Rubare al futuro per pagare il presente».

Non meno importante è il ruolo che svolgono oggi i bibliotecari, guide necessarie in un mondo dell’informazione che è profondamente cambiato. Come Eric Schmidt di Google ha affermato tempo fa, ogni due giorni la razza umana crea una massa di informazioni superiore a quanto fato dall’alba della nostra civiltà fino al 2003. In questo contesto secondo Gaiman, in questa giungla o mare sconfinato di informazioni, i bibliotecari diventano i timonieri che ci guidano per trovare ciò di cui abbiamo veramente bisogno.

Le biblioteche e con esse tutti i luoghi pubblici di cultura al servizio della comunità assolvono poi a un compito altrettanto vitale: poiché sono luoghi pubblici, liberi e gratuiti, costituiscono anche un accesso libero e gratuito a un computer e dunque a internet. E in un mondo in cui anche la ricerca di un impiego o di una prestazione lavorativa passa essenzialmente dalla rete questo è di fondamentale importanza. A leggere le parole di Gaiman si comprende bene il trasporto con cui lo scrittore vuole difendere il diritto all’emancipazione culturale e alla libertà di acceso al sapere:

«Una biblioteca è un luogo depositario di informazioni e dà a ogni cittadino pari diritto d’accesso. E questo include informazioni sulla salute, o informazioni sulla salute mentale. È uno spazio comunitario, un luogo sicuro, un rifugio dal mondo. L’alfabetizzazione è oggi più importante che mai. Abbiamo bisogno di cittadini globali, che possano leggere comodamente e comprendere ciò che stanno leggendo, capire le sfumature e farsi capire».

NeilGaiman
Neil Gaiman durante il suo intervento | Foto: Robin Mayes © Reading Agency

L’ultima parte dell’intervento è stata una vera e propria requisitoria su alcuni dei problemi sociali con cui il Regno Unito deve confrontarsi e sul tipo d’impegno che ci si deve aspettare dai cittadini e dagli intellettuali: per 14 volte la frase è cominciata con uno sferzante “we have an obligation”, “abbiamo l’obbligo, la responsabilità”.

La radice del problema per Gaiman sta nell’alfabetizzazione, se è vero quello che affermano studi internazionali: i figli dei britannici sarebbero meno alfabetizzati della generazione dei propri genitori, e quindi più fragili dal punto di vista della capacità di autodeterminazione e di indipendenza culturale e sociale.

La soluzione proposta da Gaiman corrisponde a un impegno continuo e totale. Qui di seguito riportiamo l’ultima parte del suo intervento e il suo decalogo (anche se i “comandamenti” sono un po’ più di dieci):

I libri sono il modo in cui comunichiamo con i morti, il modo da cui impariamo lezioni da coloro che ci hanno preceduto. Io penso che abbiamo delle responsabilità verso il futuro. Tutti noi – come lettori, come scrittori, come cittadini – abbiamo degli obblighi. Ho pensato di elencarne alcuni qui.

Abbiamo l’obbligo di leggere per piacere, in privato e in pubblico. Se leggiamo, o se altri ci vedono leggere, impariamo, esercitiamo la nostra immaginazione. Mostriamo che leggere è una cosa buona.

Abbiamo l’obbligo di sostenere le biblioteche. Di usare le biblioteche, di incoraggiare altri a farlo, di protestare per la chiusura delle biblioteche. Se le biblioteche non vengono valorizzate, si silenziano le voci del passato e si danneggia il futuro.

Abbiamo l’obbligo di leggere ad alta voce per i nostri figli. Di leggergli cose che gli piacciono. Di leggergli storie di cui noi ci siamo già stancati. Di fare le voci, di renderle interessanti, di non smettere di leggere solo perché sanno leggere da soli.

Abbiamo l’obbligo di usare la lingua. Per metterci alla prova, per scoprire cosa le parole significano e come utilizzarle per comunicare chiaramente. Non dobbiamo provare a congelare il linguaggio, a farne una cosa morta e da riverire. Dobbiamo usarlo come una cosa viva, che scorre, e permettere ai significati di cambiare con il tempo.

Abbiamo un obbligo noi scrittori, e soprattutto noi scrittori per bambini. L’obbligo di scrivere cose vere, particolarmente quando creiamo storie di persone che non esistono in luoghi immaginari: per far capire che la verità non è ciò che accade ma ciò che ci dice qualcosa su ciò che siamo. Dopotutto, la narrativa è una bugia per raccontare la verità. E mentre dobbiamo dire ai nostri lettori cose vere, e dare loro armi e armature, e trasmettere quel poco di saggezza che abbiamo guadagnato nella nostra breve esistenza, abbiamo l’obbligo di non fare la predicare o la ramanzina, di non spingere giù a forza nella gola dei nostri lettori bocconi premasticati di moralità, come fanno gli uccelli quando danno le larve ai loro piccoli. E abbiamo l’obbligo di non scrivere mai per dei bambini, mai e in nessuna circostanza, qualcosa che non vorremmo leggere noi stessi.

Abbiamo l’obbligo di capire che come scrittori per bambini il nostro lavoro è importante, perché se facciamo male il nostro lavoro e scriviamo libri noiosi che allontanano i bambini dalla lettura, abbiamo sminuito il nostro e il loro futuro.

Abbiamo l’obbligo – noi tutti, adulti e bambini, scrittori e lettori – di sognare a occhi aperti. Abbiamo l’obbligo di immaginare. È facile far finta che nessuno possa fare niente per cambiare il mondo, che la nostra società sia enorme e che gli individui non contino nulla. Ma la verità è che gli individui possono cambiare il loro mondo, gli individui danno forma al futuro e lo fanno immaginando che le cose possono essere diverse.

Abbiamo l’obbligo di rendere le cose belle. Non lasciare il mondo più brutto di quanto lo abbiamo trovato, non svuotare gli oceani, non lasciare i nostri problemi alle generazioni future. Abbiamo l’obbligo di pulire dopo il nostro passaggio, e non lasciare ai nostri figli un mondo che in maniera miope abbiamo incasinato, deprivato, menomato.

Abbiamo l’obbligo di dire ai nostri politici cosa vogliamo, e di votare contro i politici – di qualunque parte siano – che non capiscono il valore della lettura nella creazione di cittadini consapevoli, e che non vogliono agire per preservare la conoscenza e incoraggiare l’alfabetizzazione. Non è una questione politica, è una questione di umanità.

Ad Albert Einstein fu chiesto una volta come fosse possibile rendere i bambini più intelligenti. La sua risposta fu semplice e genale: “Se volete che un bambino sia intelligente leggetegli delle favole. Se volete che diventi più intelligente, leggetegli più favole”. Aveva capito il valore della lettura e dell’immaginazione. Spero che potremo dare ai nostri figli un mondo in cui leggeranno, e saranno letti, e immagineranno, e capiranno».

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Dislessia ti conosco?
Guarda la #dislessia con occhi diversi!” è la versione italiana di “See Dyslexia Differently”, un meraviglioso video animato realizzato dalla British Dyslexia Association per abbattere i pregiudizi sulla dislessia e mettere in evidenza le grandi potenzialità dei #dislessici

BUON ANNO

A voi tutti colleghi BES (Buoni E Simpatici )

dopo un U.d.A (Ultimo dell’Anno)

d

con PDP(prosecco,dolci e panettone).

La magia del Natale


per un nuovo 2019 PDF (Pieno Di Felicità)

un Augurio di Salute e Letizia (ASL)

e Per Tutti Obiettivi Felici (PTOF)


La magia del Natale

https://www.facebook.com/vivere6zampe/videos/1944829215624993/UzpfSTE1MjQ5MTYyMjI6MjE1NTA5OTU2NDU0MTQyOA/

“Dei bei diritti dritti, non dei diritti storti”. Nella scuola media di Picerno la festa di Natale della Pigotta Unicef

22 dicembre 2018

Festa di Natale della Pigotta Unicef nella scuola media di Picerno. I meravigliosi capolavori della scuola media di Picerno in mostra

I versi di Roberto Piumini mi accolgono nell’auditorium della scuola media di Picerno, venerdì 21 dicembre alle 10,00: “Tanti diritti/ dei bei diritti/ non dei diritti storti/ però, però, però/ Quando magi, perchè/ hai il diritto di essere nutrito/ Ricorda chi non mangia/ perchè ha il diritto, e non il cibo. E subito dopo da un grande cartellone l’annuncio fatto da ciascuno dei ragazzi del diritto algioco, alla salute, alla casa, al nome, alla pace. “Ricorda il tuo diritto (continua Piumini) /ma anche il suo rovescio/ perchè c’è un diritto che non hai/ Dimenticare. La professoressa Filomena Tripaldi con il prof Gerardo Viggiano ha preparato i cartelloni con la classe. I docenti Salvatore Salvia e Amelio Carmelina hanno aiutato gli alunni nella scelta dell’oggetto del cuore da raccontare. Maria Antonietta Santangelo, la prof. di educazione musicale, ha predisposto i suoi giovani orchestrali. Il professor Mario Carbone ha curato la messa a punto della strumentazione, l’apparato audio e video e cura la documentazione videofotografica della festa.

I ragazzi delle prime e seconde medie mi accolgono con grandi sorrisi. La professoressa Francesco Corso, volontaria Unicef ha preparato, per il secondo anno consecutivo, per il Comitato provinciale Unicef di Potenza, “La festa della pigotta. Cinque splendide pigotte, le bambole di pezza, capolavori unici che, adottate a venti euro, salvano la vita di milioni di bambini con medicine e cibo, sono schierate con i loro abiti colorati, pronte per essere adottate dalle cinque classi, tre prime medie e due seconde, che partecipano al progetto Scuola Amica Unicef “Non perdiamoci di vista”. Subito una canzone di Fiorella Mannoia “Mio fratello che guarda il mondo”

affascina e commuove perchè “Se non c’è strada dentro il cuore degli altri/ prima o poi si traccerà. / Sono nato e ho lavorato in ogni paese/ e ho difeso con fatica la mia dignità.” E si continua con “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan “E per quanto tempo dovranno volare le palle di cannone/prima che vengano bandite per sempre? / la risposta, amico mio, se ne va nel vento, / la risposta se ne va nel vento..”. E poi i ragazze e le ragazze che hanno portato i loro oggetti del cuore con le fotografie raccontano l’affetto per i nonni che non ci sono più, per la mamma, per i loro animali. Alcuni hanno portato pupazzetti di peluche, abbracciati per scacciare la paura, altri le medaglie vinte alle gare sportive. Una ragazza la copertina della culla ricamata dalla nonna. E ciascuno di essi, vincendo l’emozione che toglie il respiro, racconta i suoi affetti, le sue paure, la gioia dell’amicizia, il desiderio di farcela. Cominciamo ad educarci all’ascolto attivo, alla relazione autentica per imparare a gestire le nostre emozioni positive e negative. Continueremo dopo le vacanze natalizie con laboratori in classe per prevenire bullismo e cyberbullismo. Ricordo ai ragazzi che aspetto i loro genitori per il primo dei due incontri in programma perchè, senza la collaborazione della famiglia, il progetto non può avere effetti positivi nel tempo. La professoressa Santangelo ha preparato per il finale “Fratello sole, sorella luna” colonna sonora dell’omonimo film di Franco Zeffirelli e una danza con tre giovani protagoniste “La gioia, il dolore, la malinconia”. Accompagnate dalla musica le fanciulle si liberano di un velo che le ricopre e lentamente si riconoscono, si sostengono, per librarsi nell’aria verso la gioia. Scrosciano gli applausi e rimane il tempo per la consegna delle pigotte, le foto di classe, e la busta con ben duecentocinquanta euro raccolti dalla scuola primaria a tempo pieno e dalla scuola media. “Dolce sentire, come nel mio cuore/ ora umilmente sta nascendo amore”. Grazie preside Vincenzo Vasti, grazie docenti, grazie ragazzi per le belle emozioni che mi avete regalato.

Mario Coviello

Tanti diritti di Roberto Piumini

Tanti diritti,
dei bei diritti dritti,
non dei diritti storti,
però,
però,
però:
quando mangi, perché
hai il diritto di essere nutrito,
ricorda chi non mangia
perché ha il diritto, e non il cibo.
E quando giochi,
perché hai il diritto di giocare,
ricorda chi non gioca,
perché non ha il posto per giocare.
Quando vai a scuola, perché
hai il diritto di essere educato
ricorda chi ha il diritto e non la scuola.
Quando riposi, perché
tu hai il diritto di riposare,
ricordati di chi ne ha il diritto
ma non può riposare.
Ricorda il tuo diritto,
ma anche il suo rovescio,
perché c’è un diritto che non hai:
dimenticare.

PAROLE

’è un paese, quello della grande fabbrica delle parole, dove le persone non parlano quasi mai, in questo strano paese, per poter pronunciare le parole bisogna comprarle e inghiottirle.
Ci sono parole più care di altre, non si pronunciano spesso, a meno di non essere ricchissimi, in questo paese, quindi, parlare costa molto.
Se realmente costasse molto parlare, sprecheremmo meno parole e faremmo più attenzione a quel che diciamo.
Questo è un libro che invita a riflettere sul potere delle parole e sul valore effimero del denaro, nel video vi spiego il perché….

promuovere la diffusione del coding e del pensiero computazionale negli istituti,Aretè Formazione organizza ​una serie di incontri,in modalità webinar,

così da poter supportare i docenti nell’avvio all’utilizzo della piattaforma di

Scratch,accompagnando gli allievi nell’apprendimento delle istruzioni iniziali,

funzionali a sperimentare i primi passi con il coding.

L’iniziativa è rivolta a docenti e allievi della Scuola Primaria,Secondaria di I

Grado e Secondaria di II grado;la partecipazione ai Code Days è gratuita

Per tutti i partecipanti ai corsi di Aretè sull’utilizzo di Scratch (previa adesione

​da parte dell’Istituto, a firma del Dirigente Scolastico).Durante gli eventi,i tuoi

Allievi sperimenteranno con la programmazione a blocchi in continuità con

Le conoscenze da te acquisite durante il ciclo a cui hai partecipato,in modo

Tale che potranno,essendo allineati con te,seguirti agevolmente comprendendo e creando , se lo riterrai opportuno, progetti Scratch con te

​Gli eventi, programmati per il secondo martedì di ogni mese, si terranno nelle seguenti fasce orarie:

-09:15 (Scuola Primaria: classi seconde, terze, quarte e quinte)

-10:30 (Scuola Secondaria I Grado)

-11:45 (Scuola Secondaria II Grado)

Di seguito il calendario annuale

Code Day n. 1 – 13 Novembre 2018

Code Day n. 2 – 11 Dicembre 2018

Code Day n. 3 – 8 Gennaio 2019

Code Day n. 4 – 12 Febbraio 2019

Code Day n. 5 – 12 Marzo 2019

Code Day n. 6 – 9 Aprile 2019

Code Day n. 7 – 14 Maggio 2019

Al termine dei Code Days verrà rilasciato un attestato di partecipazione

​per le classi partecipanti Per seguire gli eventi,sarà necessario il collegamento a internet e l’utilizzo di una LIM o di un videoproiettore

​(tutte le istruzioni per partecipare al webinar verranno comunicate via e-mail).

La programmazione dei Code Days si struttura quale azione di supporto

Per gli Istituti Scolastici,in linea con le nuove direttive dell’Unione Europea,

formalizzate nella recente ridefinizione delle competenze chiave,datata ​

22/05/2018 mediante la quale si richiede,a tutti coloro che operano nel

Settore istruzione e formazione,di puntare l’attenzione su nuove modalità

Di apprendimento e sullo sviluppo di ambienti di apprendimento più flessibili

​maggiormente orientati al cambiamento e alle trasformazioni tecnologiche

UNA GIORNATA PIENA DI ESPERIMENTI
articolo di Cristina Scavone
continua in diario di viaggio

LA MIA STANZA DEI SOGNI
articolo di Alessandra Tomasiello

continua il diario di viaggio

IL VINO A SCUOLA

CI SIAMO UBRIACATI DAL PROFUMO DELL’UVA……..
continua il diario di viaggio

Questa storia, bambini, narra di come sia facile perdersi dietro alcune abitudini, cose, persone. Accade lentamente, senza fare rumore. Capita di imbattersi in loro casualmente. All’improvviso ci sembra che il resto non conti o conti troppo poco, perdiamo tutti i nostri interessi e, ben peggio, prendiamo a trascurare i nostri amici, i nostri affetti mentre ci pare che l’unica cosa che valga davvero la pena siano loro. Quando infine restiamo soli, non possiamo più farne a meno, il sortilegio è compiuto: il nostro intero mondo sono diventati loro e, più lo teniamo segreto, per timore, per vergogna, più quello ci stringe forte a sé. Bambini, la prima cosa per rompere questo incantesimo è svelare il segreto, riaprirsi agli altri, ai nostri affetti, senza vergona, senza timore, può capitare a tutti, perdersi è facile, ma ritrovarsi anche.” (F.A.Amodio)

Il messaggio legato al racconto vuole destare attenzione sulle situazioni di dipendenza che facilmente si instaurano nelle giovani generazioni a causa dell’uso continuo e dell’abuso di tecnologie connesse alla rete internet.
Si tratta quindi di una campagna di sensibilizzazione per contrastare questo fenomeno, conosciuto come Iad – Internet Addiction Desorder che, unitamente al Gap – Gioco di azzardo patologico, rappresenta una vera emergenza sanitaria e sociale, a cui l’istituzione regionale intende dare risposte.
A domani

lettore volontario Francesca Antonella Amodio

23 Ottobre 2018 Auditorium Scuola Secondaria

Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.
Tiziano Terzani

Giovanni Capasso il “favolista” che donò la Minerva a Salerno
Il professore di Picerno tradusse in versi Fedro I libri furono regalati alla Biblioteca Provinciale

La maestra Maddalena Ciccarone Sabato 21 Ottobre ci ha introdotto l’autore ricordandoci la prova orale di un concorso magistrale e salutata con enfasi dal presisente dalla commissione come conterranea di Giovanni Capasso si trovò impreparata a quell’interesse per un picernese. Da allora, sempre ricordando quell’episodio, iniziò la sua ricerca con approfondimenti bibliografici presso la Biblioteca Nazionale di Potenza e vi trovò una piccola edizione degli spunti esopiani di Capasso. Ad investigare, spronato da Lucio Emma, è stato Paolo Curcio, filologo classico in erba (come suole definirsi). Ha indagato tra Picerno, Potenza, Salerno, tra archivi e biblioteche ma anche da fonti dirette su un autore che ha molto ancora da farci scoprire, come dice Paolo, e che noi picernesi non dobbiamo dimenticare, perché egli in vita non dimenticò la sua Picerno.

La maestra Maddalena si è commossa leggendo questi versi in ricordo di Lucio:
“……Dormiamo e un sogno ci avvelena il sonno.
ci svegliamo eun pensiero vagante rovina
la giornata. Possiamo sentire, immaginare,
ragionare, ridere o piangere,abbracciare
il dolore o scacciaregli affanni, ed è sempre
lostesso: che sia gioia o dolore, ciò che sentiamo
di noi è già pronto a partire. Il nostroieri non
sarà mai comeil nostro domani, perché
niente permane, se non un perenne mutare”
(Percy Bysshe Shelley,Mutability)
abbiamo letto alcune fiabe con i prof. Salvia e Locantore

Un orso, camminando soprappensiero, inciampò in una tartaruga e tombolò per terra. La tartaruga, finché visse, amò ripetere di avere una volta atterrato un orso.

Grazie Maddalena per la tua disponibilità,per averci aiutato in questo percorso e per l’amore che traspariva dalle tue parole

continua in approfondimenti…………..

Bisogna camminare nell’incanto dei nostri sogni, altrimenti perdiamo l’incanto della vita.

dedicato agli alunni di IA,IB,IC

La scuola è un luogo di incontro. A scuola si incontrano i compagni,si incontrano i docenti, si incontra tutto il personale assistente. In questi primi giorni ci siamo incontrati, per conoscerci e per volerci bene.A scuola noi socializziamo, incontriamo persone diverse da noi,diverse per età,, per cultura, per origine……La scuola è la prima società che integra la famiglia.”L’incontro” sarà il nostro filo conduttore lungo tre anni e incontrerete personaggi del passato, opere d’arte, vi confronterete con linguaggi e strumenti delle varie discipline e inizierete così a delineare un’idea del vostro futuro.
Auguro a tutti un buon anno scolastico e spero di contribuire alla realizzazione di un’autentica comunità educante. So che l’ingresso nella scuola secondaria porta con sé tanti sentimenti anche contrastanti :la curiosità, la trepidazione di entrare in un ambiente nuovo ma faremo leva sulle emozioni positive, sul desiderio di scoprire per farvi stare bene.

“Architetture naturali”, a Matera la mostra personale dell’artista lucano Gerardo Viggiano

L’ARTICOLO CONTINUA IN CATEGORIA – ARTE A SCUOLA

Gli esami si sono conclusi e indipendentemente dal numero scritto sul tabellone o sulla vostra scheda ognuno di voi per me ha dato il massimo perché vi conosco e vi leggo dentro e so il peso che alcuni hanno dentro.
Il peso non vi impedirà di attraversare le difficoltà e arrivare all’altra sponda
Andate avanti.
Siete stati bravissimi per come avete affrontato gli esami. I temi sono stati bellissimi, avete dichiarato e ricordato l’assurdità delle guerre, la pazzia dei regimi totalitari, la libertà, la democrazia,l’innovazione tecnologica, il coraggio delle donne.
Martiriggiano e Curcio hanno ricordato Peppino Impastato, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
E poi la bellezza dell’adolescenza che a volte può essere anche solitudine,i bambini sfruttati, i bambini che hanno fame,i bambini che chiedono aiuto e i nostri piccoli gesti come regalarci un’orchidea per l’Unicef, una goccia per chi ha meno di noi.
Le politiche ambientali presenti nel lavoro di Curcio, Laudisi, Iana,le abbiamo studiate,abbiamo commentato l’agenda 30 e confrontata con i problemi del nostro paese insieme al sindaco.
A te Abou che ci hai ricordato l’Africa con le sue bellezze.
A chi ha recitato una poesia: a te Mariagrazia con Italy, a te Samuele sugli orrori della bomba atomica,a te Martina con il sogno della luna, a te Lucrezia per la bellissima esposizione sulle donne a chi ha commentato un’opera d’arte, all’orchestra che ci fa sempre riscoprire la bellezza della musica. Grazie a tutti.
Continuate ad impegnarvi, ad appassionarvi nello studio CONTINUATE A CONOSCERE..
Buona vita
filomena tripaldi

(i lavori sono presenti nella pagina approfondimenti)

La Grande Guerra “Un Viaggio, un’esperienza, un’emozione”: a Picerno la mostra curata dall’Istituto Comprensivo

l’articolo continua nella pagina ARTE A SCUOLA

“Mantieni i tuoi pensieri positivi,
perché i tuoi pensieri diventano parole.
Mantieni le tue parole positive, perché le tue parole diventano i tuoi comportamenti. Mantieni i tuoi comportamenti positivi, perché i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini. Mantieni le tue abitudini positive, perché le tue abitudini diventano i tuoi valori. Mantieni i tuoi valori positivi, perché i tuoi valori diventano il tuo destino”
(Mahatma Gandhi)

Bada Pinocchio di non fidarti mai troppo
di chi ti sembra buono e ricordati che c’è
sempre qualcosa di buono in chi ti sembra cattivo.
(Carlo Collodi)

“Come si trova un posto per crescere, Enaiat? Come lo si distingue da un altro?
Lo riconosci perché non ti viene voglia di andare via. Certo, non perché sia perfetto. Non esistono posti perfetti. Ma esistono posti dove, per lo meno, nessuno cerca di farti del male.”
Enaiatollah Akbari è il bambino protagonista di questo libro che affronta un viaggio obbligato verso la salvezza da una vita destinata alla sofferenza e, molto probabilmente, ad una morte prematura. Una scrittura asciutta che racconta di dolore, abbandono, inframezzati da raggi di sole e piccole gioie, un cammino di speranza e riscatto in un mondo devastato dalla guerra che ti costringe a essere uomo a dieci anni; un bambino uomo che sogna di tornare tra i banchi di scuola e che fa di tutto per avverare il suo sogno. Alla fine del libro ho trovato, con piacere, uno spaccato dell’Italia che mi piace : quella solidale e accogliente,quella che non si ferma alle apparenze ma che agisce e risolve.

Giornata della Poesia con Alda Merini (nata il 21, a primavera)

Chi era Alda Merini
Il 21 marzo 1931 nasceva una delle più grandi poetesse italiane del Novecento. Geniale e piena di tormenti. Perché «anche la follia merita i suoi applausi».

Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita, rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti e che tu non hai voluto.

Ventuno marzo, che coincidenza: la data scelta per celebrare la Giornata mondiale della Poesia, istituita dall’Unesco nel 1999, è la stessa in cui nacque una delle più grandi poetesse del secolo scorso, Alda Merini.
Aveva un’espressione che avrebbe potuto raccontare chissà quante storie. Una collana di perle al collo e una sigaretta sempre in bocca. Alda Merini, la poetessa dei Navigli, era nata il primo giorno di primavera del 1931. Morì nella sua Milano nel 2009, 85 anni dopo, con alle spalle una vita all’insegna della letteratura, in bilico tra follia e ragione.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

BOCCIATA IN ITALIANO
Minore di tre fratelli (lei è la secondogenita), Alda Merini nasce in una famiglia modesta: il padre Nemo dipendente in una società di assicurazioni e la madre Emilia casalinga. Della sua infanzia si sa quel poco che lei stessa scrive in brevi note autobiografiche: «Ragazza sensibile e dal carattere malinconico, piuttosto isolata e poco compresa dai suoi genitori ma molto brava ai corsi elementari: perché lo studio fu sempre una mia parte vitale». A scuola aveva buoni risultati, ma quando tentò di essere ammessa al liceo Manzoni di Milano, non ci riuscì perché non superò la prova di italiano al test di ammissione. Un paradosso per una donna che fece della letteratura la sua vita, capace di incantare migliaia di persone grazie alle sue poesie.

Si uccide per sete di denaro, o per senso di colpa, comunque si uccide sempre. Si uccide anche con le carezze.

CON MONTALE E QUASIMODO
Il suo talento letterario, tuttavia, fu scoperto molto presto dal poeta e critico tarantino Giacinto Spagnoletti: grazie a lui a soli 15 anni Merini esordì con i suoi primi scritti che nel 1950 furono pubblicati nella sua Antologia della poesia italiana contemporanea 1909-1949 con Il gobbo e Luce.
Tra il 1950 e il 1953 iniziò a conoscere alcuni dei più importanti poeti e scrittori dell’epoca, come Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo. Nell’agosto 1953 sposò Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie di Milano. Nello stesso anno esce, presso l’editore Schwarz, esce La presenza di Orfeo, il suo primo volume di versi. Nel 1955 viene pubblicata la seconda raccolta di versi intitolata Paura di Dio con le poesie scritte dal 1947 al 1953, alla quale fa seguito Nozze romane e, nello stesso anno, edita da Bompiani, viene pubblicata l’opera in prosa, La pazza della porta accanto. Quando nasce la sua prima figlia, Emanuela, Merini dedica a Pietro De Pascale, il medico curante della bambina, la raccolta di versi Tu sei Pietro, pubblicata nel 1962 dall’editore Scheiwiller.

Ero matta in mezzo ai matti.
I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non così i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita.
Ogni giorno cerco il filo della ragione, ma il filo non esiste, o mi ci sono ingrovigliata dentro.

L’OSPEDALE PSICHIATRICO
Poi inizia un difficile periodo di silenzio e di isolamento, dovuto all’internamento all’ospedale psichiatrico Paolo Pini, che dura fino al 1972, con alcuni ritorni in famiglia durante i quali nascono altre tre figlie. Anche se fu molto prima, nel 1947, che Merini incontrò per la prima volta quelle che definirà le prime ombre della sua mente quando venne internata per un mese all’ospedale psichiatrico di Villa Turno.
Ma fu negli Anni ’70 che inizieranno ad alternarsi in seguito periodi di salute e malattia, probabilmente dovuti al disturbo bipolare della quale hanno patito anche altri grandi poeti ed artisti quali Charles Baudelaire, Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, George Gordon Byron, August Strindberg e Virginia Woolf. Alla fine degli Anni ’70, il racconto degli anni di ospedale prende forma nella raccolta di poesie La Terra Santa, considerata in seguito da molti critici e studiosi come il più importante lavoro letterario di Alda Merini, ma accolto inizialmente con scetticismo dai principali editori che non glielo vollero pubblicare.

Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno. Per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara.

IN PUGLIA DOPO LA MORTE DEL MARITO
Alda Merini si trasferì a Taranto negli Anni ’80 dopo la morte del primo marito: nel 1983 sposò il poeta Michele Perri, ex medico, che si prese cura di lei. Tornò a Milano nel 1986, dopo un altro difficile ricovero all’ospedale psichiatrico di Taranto, e riprese a scrivere con maggiore continuità pubblicando, tra gli altri, l’opera in prosa L’altra verità. Diario di una diversa. Tra la fine degli Ottanta e i primi Novanta la sua produzione di poesie e scritti fu particolarmente intensa e sfociò nel 1992 con il Premio Librex Montale per la Poesia, uno dei più importanti in Italia. Alla fine degli Anni ’90 produsse centinaia di aforismi: i migliori furono raccolti nel 199 da Rizzoli nel libro Aforismi e magie.

Amarti è stato come conficcare una stella nel vetro di una finestra.

NELL’INTIMITÀ DEI MISTERI DEL MONDO
Nel 2004 la scrittrice fu nuovamente ricoverata per problemi di salute, mentre era in condizioni economiche piuttosto precarie. Ricevette innumerevoli messaggi di solidarietà da scrittori, poeti e da semplici appassionati, con appelli per aiutarla economicamente. Nel 2007 con Alda e Io – Favole, scritto a quattro mani con il favolista Sabatino Scia, vince il premio Elsa Morante Ragazzi. Il 17 ottobre dello stesso anno ottiene la laurea honoris causa in, ‘Teorie della comunicazione e dei linguaggi’ presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Messina, tenendo una lectio magistralis sui meandri tortuosi della sua vita. Morì il primo novembre 2009 a causa di un tumore osseo. Vicino all’ingresso della sua casa sui Navigli dal 2010 c’è una targa che la ricorda: «Ad Alda Merini, nell’intimità dei misteri del mondo».

La salute non ha mai prodotto niente. L’infelicità è un dono. Io mangio solo per nutrire il dolore. La preparazione alla morte dura una vita intera.

Devo liberarmi dal tempo
e vivere il presente
giacché non esiste altro tempo
per questo meraviglioso istante

Aboubacar, dalla traversata in barcone al tesseramento con il Picerno. L’emozionante storia del giovane ivoriano
azpicerno
Aboubacar Soumahoro, oggi diventato Aboubacar Langone Soumahoro, è un cittadino italiano ed è stato affidato definitivamente ad una famiglia di Picerno. Una storia toccante ed emozionante quella del giovane nato in Costa d’Avorio, a Daloa, il 5 luglio 2000, che da due anni si allena con il Picerno. Abou, così chiamato da tutti, è fuggito dalla Costa d’Avorio durante un periodo poco bello per la sua terra, e così si è spostato su vari territori africani, tra cui il Mali, dove lavorò in un negozio per tre anni. Ha lavorato in diverse nazioni per racimolare i soldi e scappare via, ma prima il trasferimento in Libia. Qui a bordo di un mezzo di fortuna attraversò il deserto con altre persone, uno sull’altro. Si fermò per un anno e mezzo per lavorare in un cantiere. Poi il sogno che diventa realtà, quello di partire alla volta dell’Italia, la traversata in barcone fino a Pozzallo, in Sicilia, dove venne associato -nel 2016- in un centro di smistamento. Poi in un centro di accoglienza a Caserta e a seguito il trasferimento in Basilicata, in un centro di accoglienza di Paterno, poi dismesso. Qui Abou è stato notato per le sue doti umani e calcistiche. Faceva la spola tra Paterno e Picerno per allenarsi con la squadra melandrina, poi venne tesserato ed esordì con gli Allievi Regionali, fornendo una grandissima prova contro la capolista Virtus Avigliano, in una partita vinta 3-2. La Fifa però fermo poi, per motivi burocratici, il suo sogno. Non ha più lasciato Picerno e una famiglia ha deciso di intraprendere l’iter di adozione. Donata (Natina) Marino e Francesco Langone. Prima l’affidamento giuridico, poi l’integrazione del ragazzo nella famiglia e all’interno della comunità. Poi l’avvio del procedimento adottivo del giovane, portato a termine. Oggi si chiama Aboubacar Langone Soumahoro, è figlio di Franco e Natina ed è un cittadino italiano, anche a seguito della sentenza emanata dal giudice Santomassimo del Tribunale dei Minorenni di Potenza. Frequenta la terza media, ed è anche un calciatore del Picerno a tutti gli effetti. La Società si è sempre resa disponibile ad accogliere Abou, e oggi finalmente non assisterà più dalla tribuna. Da domani, sabato, potrà scendere in campo nella trasferta calabrese della Juniores, tra Roccella e Picerno. La Società infatti ha già proceduto al tesseramento, andato a buon fine. Una storia emozionante ma che allo stesso tempo mette in risalto la determinazione di un ragazzo e l’amore di una famiglia e di una società. Abou, adesso però vogliamo esultare ai tuoi gol!

Un invito a leggere

Abbandono e resilienza sono i sentimenti portanti di tutto il romanzo. Il rapporto madre/figlia, che dovrebbe rappresentare l’amore per eccellenza assume dei connotati diversi. L’arminuta, è una ragazzina di 13 anni che, in un giorno qualunque, della sua tranquilla vita da adolescente, viene scaraventata all’interno di una famiglia sconosciuta, che le viene presentata come la sua famiglia biologica.
Si ritrova a vivere una vita agli antipodi da quella che è stata la sua, fino a quel momento. Dovrà fare i conti con una realtà di miseria e disagio che non le appartiene, si troverà a dover sopravvivere alla legge del più forte in un ambiente ostile, ma troverà, l’affetto di una sorella e la complicità che, solo chi vive la tua stessa realtà può comprendere. Storia coinvolgente e intensa se pur breve, da leggere tutta d’un fiato. Gli stati d’animo della protagonista sono descritti con cura e con un linguaggio schietto che fa quasi male, come si è sentita quando è stata strappata dal suo ambiente e scaraventata in una realtà completamente diversa, gli sforzi per adeguarsi alla nuova situazione, il non riuscire a capire perché tutto ciò stesse succedendo, sentimenti che sembra quasi di vivere.
Una storia dolorosa ma colma di coraggio e speranza.

IO sono

tutta la mia energia spero di poterla dare a te

affinché tu possa avere un futuro e i tanti altri ritrovarlo

L’IMPEGNO IN AFRICA DI LOREDANA E NICOLA
Le classi terze hanno incontrato due ragazzi della nostra comunità che vivono concretamente la solidarietà: nei loro occhi la gioia di aver teso la mano verso l’altro, verso chi non ha niente. Mancano acqua potabile, servizi igienici, elettricità,scuole senza banchi ma tanta felicità nei loro occhi e tanta accoglienza verso il “bianco”
Entrambi hanno detto: è una terra che non si dimentica” e gli occhi di Abou si sono illuminati


NOI DOCENTI

Insegnare è indicare l’oggetto di apprendimento guardando gli alunni come il professore Bernard di Camus.

“Almeno nella classe del professor Bernard, appagava una sete più essenziale per il ragazzo che per l’adulto, la sete della scoperta. Certo, anche nelle altre classi si insegnavano molte cose, ma un po’ come si ingozzavano le oche, si presentava un cibo confezionato e s’invitavano i ragazzi ad inghiottirlo. Nella classe del professor Bernard, per la prima volta in vita loro, i ragazzi sentivano invece di esistere e di essere oggetto della più alta considerazione: li si giudicava degni di scoprire il mondo. E anche il maestro non si occupava soltanto di insegnare ciò per cui era pagato, ma li accoglieva con semplicità nella sua vita personale, la viveva con loro, raccontava la propria storia e quella di altri ragazzi che aveva …non li considerava incapaci e/o indegni di essere protagonisti a livello di pensiero, di iniziativa e di soddisfazione “

La chiave sta nella cura della relazione tra l’alunno e il docente in un contesto di classe in cui prevalgono il dialogo, lo stile argomentativo, la cooperazione, la considerazione da parte di ognuno di essere causa dei propri risultati e la stima verso se stessi e gli altri, nella lezione classica e/o nel laboratorio. Chi insegna alla scuola Secondaria di primo grado scommette su Pinocchio, non su Peter Pan, né su Frankenstein. Peter Pan non vuole crescere, Frankenstein è costruzione mostruosa: Pinocchio vuole diventare “uomo come tutti gli altri”.. È il docente che sa dove e perché condurre i propri alunni, per cui sa chiedere, esigere, attendere…. È colui che per mantenere la disciplina in classe non ricorre al potere, ma all’esercizio dell’autorità, quella che è data dalla consapevolezza del ruolo e del compito, alimentata dalla competenza e dalla capacità di riappropriarsi sempre di più della disciplina di insegnamento

VENERDI’ 9 FEBBRAIO LAMIA SCUOLA SI E’ VESTITA DI ALLEGRIA, LE STRADE SONO STATE INVASE DAI COLORI DELLA NATURA
continua nella categoria ARTE A SCUOLA

EMOZIONIAMOCI …..CON I LIBRI…
un invito alla lettura

Daniel Pennac e la lettura
Feb 6, 2018
Voglio riportarvi un’intervista a Daniel Pennac, a proposito del suo libro Come un romanzo. Si tratta di una pagina che ci chiarisce il significato della lettura al di là delle belle teorie e degli idealismi.
La lettura, secondo Pennac, non è un obbligo né un dovere. Può, piuttosto, diventare un piacere.

DANIEL PENNAC E LA LETTURA
Quale è il trucco per avvicinare le persone ed in particolare i giovani al piacere della lettura?
Daniel Pennac: (Ridendo) Non c’è trucco! Non esiste un vero trucco per spingere i giovani ad amare la lettura. La lettura è un comportamento e l’unico sistema è di invogliare i giovani a leggere. Per esempio si potrebbe vietare ad un bambino di leggere. (Ridendo) Ti proibisco di leggere! Dite questo ad un bambino ed immediatamente andrà a rubare libri in tutte le librerie, si rinchiuderà da qualche parte per leggerli di nascosto.
Ma parlando seriamente, vietare, per esempio, di guardare la televisione è un pessimo trucco, non funziona! Non è vietando ai bambini di guardare la televisione che gli si insegnerà a leggere. No, semplicemente per trasmettere il gusto della lettura è necessario che voi stessi amiate leggere e che questo piacere traspaia dall’espressione del vostro volto.
Ci deve essere nella vostra fisiologia di lettore o di lettrice una specie di felicità. Almeno per me è così che tutto è cominciato. Ricordo che mio padre leggeva fumando la pipa… C’era la sua poltrona, la lampada, la pipa, il libro, il paradiso…
Se è vero che si impara a leggere a scuola, si può insegnare ad amare la lettura?
Daniel Pennac: Sì, è possibile insegnare ad amare la lettura a scuola. Ma dipende da come intendiamo insegnare. Se consideriamo la letteratura, come in medicina legale, un cadavere da sezionare, non arriviamo a nessun risultato. Se invece un professore, pur facendo questa necessaria analisi letteraria, dedica soltanto due ore alla settimana alla lettura ad alta voce di libri che gli sono piaciuto o alla descrizione di romanzi che lo hanno fatto volare fino alla luna, vedrà che il sistema darà i suoi frutti! Ma durante queste due ore non dovrà chiedere nulla in cambio ai suoi alunni.
E quanto tempo ci metterebbe per leggere un romanzo a scuola? Leggerebbe trenta, quaranta pagine all’ora?
Daniel Pennac: Dipende a quanto vai all’ora! Se vai a trenta all’ora ti serviranno dieci ore per leggere trecento pagine, dieci ore sono appena cinque settimane e non è molto. Sono sufficienti dure ore a settimana per leggere un romanzo al mese, non è male! Se invece vai a cinquanta all’ora…
La lettura è un piacere solitario e silenzioso. Per poterlo trasmettere agli altri va condiviso?
Daniel Pennac: La lettura silenziosa deve essere un risultato. Per me è una vittoria quando leggo un libro ad alta voce ai miei alunni e, ad un certo momento mi sento dire: “Basta Professore, voglio finire di leggere questo libro per conto mio”.
Cosa pensa invece della lettura come possibile argomento di conversazione? Potrebbe anche essere un pretesto per “rimorchiare”?
Daniel Pennac: In questo caso la lettura va utilizzata con molta cautela.
Sono assolutamente insopportabili da ascoltare quelle conversazioni in cui ciò che è stato letto diventa in qualche modo un potere, che sia un potere intellettuale o di qualsiasi altro tipo. Se invece quello che chiamate rimorchiare vuol dire comunicare attraverso un libro, allora sono perfettamente d’accordo.
Come mai le è venuto in mente di scrivere un libro sui diritti del lettore?
Daniel Pennac: Perché una mattina di settembre, dopo aver fatto conoscenza con i nuovi alunni, alla fine della lezione un ragazzo che stava seduto in fondo all’aula ha alzato la mano per chiedermi con un’aria tristissima: “Professore, ci toccherà leggere anche quest’anno”? A quel punto mi sono detto che c’era qualcosa che non andava. Quando un professore di letteratura sente una domanda del genere vuol dire che deve rimettere subito in discussione il proprio metodo di insegnamento della letteratura e l’insegnamento in generale.
In più, quello stesso giorno, dopo essere andato a prendere mia figlia a scuola, all’epoca aveva otto anni, una volta rientrati a casa e dopo essermi messo alla mia scrivania, la vidi arrivare verso di me con il suo quaderno e con la stessa aria triste del ragazzo della mattina, e mi disse: “Papà, mi dovresti fare ripassare la mia lettura silenziosa”.
Mi sono detto che dovevo proprio scrivere questo libro sulla lettura.
Si parla spesso di crisi dell’editoria e delle responsabilità della televisione, Lei smentisce questi dati, ma allora perché non si legge più?
Daniel Pennac: Guardi, mi fanno spesso questa domanda: Perché non si legge più? Ma che strana situazione! Sembra di stare in un film di Bunuel! Siamo in una libreria, ci sono libri dovunque (ridendo) e la domanda è… Perché non si legge più? Ma non è vero! Si legge ancora e si legge molto di più nel 1998 che nel 1898, e anche molto di più che nel 1978! Questo è un luogo comune! Come riuscirebbero allora a vivere le librerie? Vendendo libri, romanzi! Poniamoci il problema diversamente. Naturalmente c’è sempre il fantasma della televisione. La televisione impedisce di leggere? I tre quarti degli intellettuali che conosco ha sia la biblioteca che la televisione. Quello che invece è molto grave nella nostra società moderna, è l’urbanizzazione, l’esclusione dalla città che è il centro della cultura, e quando si caccia la gente dalle città perché è disoccupata e non può più pagare gli affitti troppo cari e la si manda nelle periferie dove c’è soltanto la televisione, questo è molto grave! Ma non si può generalizzare dicendo che la televisione impedisce di leggere. Se fosse così ci sarebbe una soluzione molto semplice, basterebbe buttare i televisori dalla finestra! Ma non è così che vanno le cose. Non è solo colpa della televisione, la colpa è piuttosto di un sistema complicato di esclusione della gente più povera e più lontana dalle città, e della confisca della cultura come se fosse un bene che appartiene solo ai ricchi che vivono nelle città. Il problema che riguarda la lettura è dato dalla forma che sta prendendo la nostra società, in Europa e altrove.
Come si trasforma il libro da oggetto contundente ad oggetto di curiosità?
Daniel Pennac: Un buon sistema potrebbe essere quello di leggere dei libri ad alta voce ai bambini da quando sono piccoli, non picchiarli o rimproverarli se hanno perso un libro o perché ci hanno disegnato sopra. Bisogna dissacrare l’oggetto ed il contenuto deve essere un regalo per il bambino. Una cosa fondamentale è leggere delle storie ed è questo che abbiamo fatto con il libro “Monsieur Malaussène”. In una libreria il mio amico Jean Guérrin leggeva il romanzo ad alta voce. Ripeto è un regalo da fare ai bambini da quando sono piccoli, la famiglia, la madre, il padre, la madrina, il padrino dovrebbero leggere loro delle storie per farli addormentare quando è sera. Lo stesso Paul Valéry, il nostro Paul Valéry nazionale di cui siamo così fieri, ha detto ad una conferenza molto seria rivolgendosi a degli studenti: “Sapete che la Letteratura con una elle maiuscola vuol dire prima di tutto entrare nei vostri cuori attraverso i racconti che vi hanno fatto i vostri genitori ed i vostri nonni per addormentarvi la sera!”
Come immagina il futuro del libro con l’avvento dell’informatica e dei cd-rom?
Daniel Pennac: Non immagino il futuro! (ridendo) Non lo immagino perché è già tutto bello e fatto. Quello che mi sorprende dell’informatica e della “multimedialità” è appunto l’immagine di un futuro presente. Si annullano le distanze e quindi si annulla il tempo. Digitiamo su un “coso” e dialoghiamo con un tizio che vive dall’altra parte del pianeta, ma la cosa incredibile è che non abbiamo nulla di più da dire a quel tizio che al nostro vicino di pianerottolo! Ma non importa, noi digitiamo e annulliamo le distanze… Un secolo fa, per dialogare con questo stesso tizio e andarlo a trovare per dirgli una cosa banale, ci sarebbero voluti trent’anni! Il futuro è quindi questa specie di istantaneità con cui bisognerà convivere. Un’altra cosa sorprendente è che questi modernissimi “aggeggi” rendono gli uomini puramente mentali, questi individui non si occupano magari del loro vicino di pianerottolo che sta crepando a casa sua, dietro la sua porta senza che nessuno se ne accorga, ma sono magari ossessionati da una specie di uomo virtuale con il quale parlano a lunga distanza. Il rischio è di perdere il senso della realtà materiale presente.
FONTE: ilpiaceredileggere.it

Un invito a frequentare la Biblioteca scolastica anche solo per avere fra le mani un libro, una storia, sfiorarla e poi se vogliamo conoscere le loro storie il libro può farci compagnia, emozionarci, farci mettere le ali per qualche giorno, altrimenti li abbiamo solo incontrati nel nostro percorso,RICORDA: i libri sono delle risorse per i nostri pensieri

ripeti il testo argomentativo vai….approfondimenti ……

IL LIBRO……IL REGALO PIU’ DOLCE DA TROVARE NELLA CALZA…….

INVITO ALLA LETTURA

Ypres, Belgio.
Fronte occidentale della prima guerra mondiale.
Nella notte del 24 dicembre 1914, un esile abete s’innalza improvvisamente sul parapetto di una delle trincee tedesche e rischiara con le sue fievoli luci le lugubri tenebre della Grande Guerra.
Inizia così la Tregua di Natale del 1914, uno degli episodi più commoventi che la storia ci abbia tramandato. Le testimonianze dei soldati ripercorrono le emozionanti fasi della tregua natalizia in un romanzo sospeso fra la storia, il mito e il sogno.

È la notte di Natale del 1914. La luna piena splende candida in contraltare al buio della notte, e ovunque riluce il biancore della neve ghiacciata. I soldati inglesi sono assiepati all’interno delle loro trincee, quando improvvisamente vedono innalzarsi, al di sopra del fossato antistante in cui sono asserragliati gli uomini dell’esercito tedesco, un esile e minuscolo alberello di abete, graziosamente adornato con fievoli luci.
Comincia così uno degli avvenimenti più affascinanti e commoventi che la storia dell’uomo ricordi: la tregua di Natale del 1914.
Un particolare curioso fa da sfondo al racconto: quasi tutti gli episodi di armistizio tra gli opposti contendenti, in quei giorni lontani dell’immane conflitto mondiale, si verificarono nella zona di Ypres, la città che diede il nome a un micidiale strumento di sterminio chiamato iprite e che è tristemente associata a quattro feroci e sanguinose battaglie.
È quasi un segno del destino: nel deserto desolato delle associazioni lessicali che ammantano di tetri colori i ricordi storici, all’improvviso sboccia una irresistibile idea di pace: La Tregua di Natale di Ypres. Una frase fantastica, un insieme indissolubile di termini a tal punto elettivamente affini da avere la forza di cancellare, nella memoria storica, la nefasta associazione tra la cittadina belga e sostantivi che riecheggiano soltanto frastuono di morte e distruzione.
La pace nasce a Ypres, proprio dove vi è stata guerra, e l’evento storico della tregua di Natale, simbolo di fratellanza fra gli uomini, si unisce in perfetta simbiosi al nome della cittadina belga, rischiarando con luce fervida le lugubri tenebre delle evocazioni della storia.
Con una narrazione intercalata ritmicamente dalle testimonianze dirette dei soldati, il libro ripercorre le fasi emozionanti della tregua natalizia in un lento viaggio metaforico fra la storia, il mito e l’irrealtà del sogno.
Ed è un cammino affascinante lungo gli insondabili sentieri della memoria: grazie alle numerose digressioni puntellate da centinaia di collegamenti ipertestuali (anche nella versione cartacea, la goWare ha inserito alcuni codici QR che consentono l’apertura degli ipertesti), il racconto compie continui riferimenti alla musica, al cinema, allo sport e alla letteratura del ‘900, finendo per toccare temi importanti della storia moderna (quali la lotta delle donne per il diritto al voto e il movimento pacifista).

articolo di Lucrezia Summa:
La solitudine femminile nel mondo antico
vedi categoria Riflessioni

LIBRIAMOCI

LIBRIAMOCI
Parole all’ora del tè

Riflessioni sul tema “Le donne”

Il progetto coinvolge le classi terze della Scuola Secondaria di I grado dell’IC “G: Fortunato “ Picerno
Viene proposto un percorso nel mondo femminile dove la parità tra uomini e donne è quasi accettata a livello teorico ma nella pratica è disattesa.
Ripercorreremo l’universo femminile per sviluppare le competenze sulla legalità attraverso suggestioni letterarie cogliendo come alcune azioni dell’uomo si trasformano in negazione dell’altro
Storie che raccontano l’esistenza e l’essenza delle nostre donne, donne che vagano nei nostri ricordi, donne che ci legano al passato e al presente.
Abbiamo deciso di narrare le loro storie perché in esse ci sono le nostre radici a partire da fiabe, leggende, migrazioni, guerre, sofferenze, emarginazioni, assenze di diritti, lavori precari e gravosi di una condizione sociale quasi negata
La lettura è dedicata a tutte le donne che con tenacia e determinazione hanno affermato i loro diritti
Gli alunni vengono sensibilizzati alla lettura ma anche alla discussione
Le Parole saranno condivise in Biblioteca .

Durante la lettura ci accompagnerà la magia dei suoni di una chitarra che ci aiuterà a guardare oltre.
Scrittura e lettura un universo infinito da esplorare e magicamente portare i ragazzi a conoscere tanti personaggi modificando la parola in immagini: compaiono e scompaiono ai nostri occhi e noi ci impadroniamo dei loro significati e capiremo come le donne si sono trasformate e tramutate
LETTURE TRATTE DA
La nonna Sabella Pasquale Festa Campanile
Una Donna Sibilla Aleramo
Io sono Malala Malala Yousafzai
No Paola Capriolo
Il silenzio dei vivi Elisa Springer
Mille spendidi Soli Kaled Hosseini
I promessi sposi (la monaca di Monza)
E le stelle stanno a guardare Margherita HacK
Racconti di donne emigrate

Durante la lettura ci accompagnerà la magia dei suoni di una chitarra
sulle note di Fiorella Mannoia, Lucio Battisti, Leopardi “ A Silvia” e le matite del professore di Arte per leggere i volti delle donne
il lavoro non si conclude in Biblioteca ma sarà presente nel nostro percorso scolastico con una fase finale: produzione di e-book e concerto di fine anno

Grazie a Mario Carbone e Salvatore Ricciardi

continua negli approfondimenti

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Coloreremo quest’anno scolastico con tantissime esperienze, non perdete mai il piacere di sorridere e di imparare e di incrociarvi con gli sguardi
la vostra prof.
Vi ricordo l’orario di Lunedì
III A –
1 h. Matematica
2h Francese
3h Tecnologia
4h Matematica
5 h Educ. fisica

III B
1h. Tecnologia
2h. Matematica
3 h. Matematica
4h. Edc. Fisica
5h. Musica

Cari prof.,
quest’anno è stato molto faticoso,pieno di gioie e dolori, di aspettative e di delusioni.Sappiamo, cari prof. che io posso farcela, posso raggiungere voti più alti. Quest’anno lo definirei un anno a colori perché ci sono stati momenti belli e momenti brutti e momenti di tristezza.
Il giallo come la gioia, quando magari ho peso un bel voto oppure durante i momenti dei progetti (belli, interessanti e costruttivi).
Il verde della speranza di fare sempre meglio ma anche il verde del disgusto quando c’era molto da studiare e non avevo voglia.
Il rosso come la rabbia della mamma quando avevo preso un voto negativo ma anche la passione per lo studio
Il nero come l’ansia e la paura per un compito o quando ho dimenticato di svolgere alcuni esercizi,con il terrore di essere interrogato.
Il colore blu,come la tristezza guardando il voto preso ad un compito, pensando che avrei potuto fare di più
Il rosa rappresenta tutti i momenti indimenticabili trascorsi a scuola e il più bello è stata l’accoglienza di Abou,che non dimenticherò mai.
Abbiamo accolto un fratello, un amico,gli abbiamo teso le nostre mani e lui le sue e non abbiamo guardato il colore perché la gioia li racchiudeva tutti.
A Settembre e sempre a colori!!!!!!

IL TEOREMA DI PITAGORA

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Oggi, le professioniste del Teorema di Pitagora sono: Martina, Manuela e Siria. Ma questa storia inizia con un semplice spago, avente dodici nodi. Appena arrivò in classe la Prof., come Mary Poppins, tirò fuori dalla sua borsa questo spago, che credevamo volesse usare per legarci ai banchi. Chiamò tre di noi, che si alzarono molto incuriositi e anche un po’ spaventati. Alla fine ci fece formare un triangolo rettangolo e ci spiegò il Teorema di Pitagora e il fantastico rapporto tra il grande matematico e la sua nonna ! La nonna di Pitagora non era come tutte le altre, infatti fu lei ad accudirlo e ad insegnargli le basi della geometria. Per rappresentare le figure disegnavano sulla spiaggia e la nonna decise di mandare il nipotino da un grande maestro, dove lo avviò agli studi, lontano da Samo, paese natale del matematico, fu imbarcato su una nave. Pitagora, ormai adulto e maturato negli studi, fondò una Scuola, dove solo i più ricchi e bravi erano ammessi. Per entrare nella prestigiosa Scuola di Pitagora gli allievi dovevano portare dei sacchi di cibo, ma se portavano delle fave venivano cacciati, dato che il grande matematico soffriva di “favismo”. Grazie a questa “malattia” abbiamo potuto interrogare la professoressa, pensando che non sapesse la risposta, ma al contrario rispose correttamente. Pertanto la vera esperta del Teorema di Pitagora è la nostra Prof. Alla fine abbiamo anche festeggiato con due torte in entrambe le classi il bellissimo voto che hanno preso al compito le tre esperte del Teorema e uno dei due dolci era a forma di triangolo rettangolo. Così si è conclusa la nostra avventura con il famoso Teorema di Pitagora.
Classi II A II B I.C. Picerno (PZ)

le foto sono inserite negli approfondimenti ……

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Martedì 14 marzo sono andato con i miei compagni a Napoli a vedere uno spettacolo teatrale sulla Rivoluzione Francese e l’immigrazione. I personaggi erano degli immigrati della “giungla” di Calais che volevano andare in Inghilterra. La giungla è un campo fatto di baracche e tende dove si vive molto male. I migranti si chiedono perché in Francia, dove nel 1789 c’è stata la Rivoluzione francese, i loro diritti non sono rispettati.

Sur la terre des droits de l’homme, dans la patrie de Rouseau et de Voltaire ces migrants veulent réveiller un peuple jusqu’alors endormi…

E’ stato uno spettacolo molto entusiasmante perché gli attori sapevano recitare e cantare molto bene!

Aboubacar Soumahoro

I.T.I.S. “ A.Einstein” PICERNO

π Day

Giornata del PI GRECO 14 -3-2017

Programma:

9:45 Accoglienza classi seconde della scuola secondaria di primo grado “ G. Fortunato” di Picerno.

Visita Museo delle telecomunicazioni e del multimediale.

Esperienze nel laboratorio d’ Informatica.

10:45 Presentazione festa del Pi Greco.

Visione dei lavori eseguiti dagli alunni dell’I.T.I.S.

11:45 Finale della staffetta 2×3,14.

12:15 Premiazione vincitori.

Ai miei alunni ho proposto un’indagine sulla gioia attraverso gli autori.Ho divisola classe in gruppi cooperativi, i banchi sono stati disposti a isola e ogni gruppo ha preparato una propria relazione………(l’articolo continua negli approfondimenti)

AUGURI      ★ ★  ★  *★  *  ★   *   ★   ☆ ┊   ♥ ┊ ☆ ┊  ♥┊┊  ┊ ♥     ♥┊ ♥   ♥┊ AUGURI   ┊┊ ┊ ☆ ┊  ♥┊ ☆  ♥┊ ┊   AUGURI ♥ ┊ ♥ ┊  ♥┊┊♥┊    *      *   ★   ★  ★  *
★      ☆AUGURI      ★  AUGURI *★  ☆ ★  ★*  ★  AUGURI

CLASSE II A /IIB

Caro Babbo Natale,
tu che stai lì, su, in Lapponia, con le tue renne e le tue letterine, i tuoi elfi e la tua capanna con il fuoco, leggi la mia lettera, perché è speciale.
Quest’anno mi sono comportata abbastanza bene,ma vorrei dei regali unici, perché difficili da regalare. Allora…..innanzitutto mi piacerebbe una cosa , che non deve essere come un giocattolo: ci giochi un po’ e poi lo butti via.
NO! Deve durare sempre! Vorrei che nel mondo regnasse sempre la pace, e fidati, caro Babbo di pace ce n’è tanto bisogno in questo mondo.
Oltre alla pace, vorrei un altro regalo: l’amore.
L’amore è un sentimento bellissimo, speciale. Se c’è amore c’è pace e se c’è la pace il mondo potrebbe essere migliore .
Che bello sarebbe, Babbo, un mondo pacifico, non trovi? Sarebbe straordinario!
E poi l’ultimo regalo , Babbo Natale, mio fidato amico, è la gioia.
M piacerebbe un mondo vivere in una comunità dove prevale la gioia.
Non ci sarebbero più quei musi lunghio le risposte scocciate alla mamma,al papà o un amico. Mipicerebbe così tanto vedere sui volti di tutti la gioia.
E’ tutto per quest’anno!
Spero di ricevere ciò che ho chiesto.
Affettuosi saluti.
Lucrezia

IL MIO PRIMO GIORNO DI SCUOLA FRA DI VOI

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Il mio primo giorno di scuola è stato meraviglioso. Io ero preoccupato, mi chiedevo come sarà questo giorno, che cosa succederà?
Ma non potevo immaginare: l’amore,la disponibilità da parte del dirigente, dei professori, dei bidelli, dei miei amici studenti
e di tutta la popolazione di Picerno che mi ha dato la disponibilità. Vorrei ringraziare anche i genitori che hanno fatto il buffet.
Il vostro grande supporto e la vostra disponibilità mi hanno commosso e spero un giorno di potervi ripagare.
Grande a tutti, ho tanto apprezzato il vostro gesto e la vostra generosità!
Abou

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Prima che il vento si porti via tutto e l’autunno ci porti una strana
felicità… l’estate addosso, bellissima e crudele, se ne va…
Così canta Jovanotti nel suo ultimo brano musicale…
Ci fa tornare alla realtà questo Ottobre, dopo la spensierata estate
della quale ci portiamo ancora i bei ricordi nel cuore e vorremmo che non
fosse mai finita… torniamo al lavoro! Ma non è per nulla triste il
ritorno, perché come dice il cantante, ci porta una strana felicità:
quella di ritrovarsi, di essere accolti nel nostro ambiente, tra compagni
e amici… tra i nostri libri, le cartelline, le aule cambiate, a
testimoniare che un anno è passato.
Un nuovo anno, dunque, anche se con lo stesso corpo docente, gli stessi
compagni e lo stesso bidello…è netta la sensazione che vi fa sentire
cresciuti, che vi fa sentire migliori!
Fin dal primo giorno che il nostro Dirigente ci è venuto ad augurarci
Buon anno scolastico e sul sito avete notato” si ricomincia” ci siamo
messi all’opera con la nostalgia nel cuore dell’estate addosso , ma
con la voglia e l’impegno di migliorarci ancora, per essere capaci di
realizzare il sogno del futuro.
Ci siamo raccontati le cose belle, gli episodi significativi e gli
incontri che il periodo delle vacanze ci ha visto protagonisti, ma ora
siamo tornati a scuola, al nostro impegno per crescere ancora! Buon lavoro
a tutti! La vostra prof di Mat.

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Volevo così il mio professore…
volevo che mi avesse fatto
gustare le vibrazioni
dell’arcano fluire delle cose;
che mi avesse confidato
ciò che consideravo proibito,
che mi avesse trattato come amico,
senza mantenersi distante;
che mi avesse sorriso,
anche quando non studiavo,
poichè allora mi sono sentito giudicato<
che mi avesse accettato con i miei limiti;
che mi avesse confidato le sue difficoltà
per meglio capire le mie;
che avesse accettato il mio linguaggio:
il mio modo di parlare,
il mio modo di vestire,
le movenze del mio corpo,
i miei errori, le mie illusioni,
i miei affetti, le mie simpatie.
mi sarebbe piaciuto,
che avesse letto con me il giornale,
che avesse commentato anche le notizie futili,
che avesse risposto alle mie domande,
anche quando erano impertinenti,
senza evadere,
fingendosi distratto,
annoiato, maltrattato.
avrei voluto un modello da seguire….

A.Monaco

EMOZIONiAMOCI
SIAMO IN SECONDA!

LA PROF. CORSO E LA PROF. TRIPALDI VI RICORDANO:
“educare non è riempire un secchio, è accendere un fuoco” (ERACLITO)
e noi vi accenderemo

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A SPASSO PER VENOSA

La colonia di Venusia viene fondata dai Romani nel 291 a.C., sullo stesso pianoro occupato dal centro moderno. La città è posta sulla via Appia che consentiva i collegamenti tra Roma e l’Apulia. Il pianoro era circondato dalla cinta muraria, realizzata in opera quadrata.Nel I secolo d. C , nella città patria di Orazio (65-( a.C) si realizzano lussuose residenze, con ambienti termali dai ricchi pavimenti a mosaico, visibili nel parco archeologico. Ai margini dello spazio urbano viene costruito un anfiteatro. L’esistenza di un teatro è stata ipotizzata a seguito del ritrovamento di una scultura di età tardo-repubblicana raffigurante un Telamone, reimpiegata in un palazzo ottocentesco. Da Venusia proviene anche una preziosa testa di una statua in marmo raffigurante un atleta che indossa la benda del vincitore(diadumenos), copia romana del II secolo d.C. tratta da un originale greco in bronzo dello scultore Policleto. Tra il III e il VII secolo d.C. nella città è insediata un’importante comunità ebraica che convive a fianco dei primi cristiani e dei superstiti gruppi pagani. La convivenza pacifica di genti di fedi diverse è documentata, in particolare, dalle catacombe ebraiche e cristiane scoperte sulla collina della Maddalena. L’iscrizione in memoria della fanciulla Faustina testimonia che talvolta, alle cerimonie funebri partecipano insieme ministri di culto cristiani ed ebrei
 

 

L’E-BOOK  NEL MIO ZAINO

 

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lettura e studio possono essere personalizzati e adattati alle esigenze dell’alunno

 

Una parete bianca screpolata,e poi dipinta con tinte tenui e al centro un rettangolo di ardesia nera: una lavagna. E’ questa l’immagine che si presenta immediatamente alla mente – insieme a banchi allineati e cattedra – quando penso ad un’aula scolastica .

La scuola sta  cambiando dalla lavagna nera e gessetti bianchi, libri e quaderni, che mi hanno accompagnato e ancora mi accompagnano sto cercando di affiancarli oltre alla LIM, (se funziona) con i formati e-book

Modificare il proprio modo di fare scuola,  guardare la conoscenza non più come  un processo ordinato, sequenziale, settoriale ma cercare di offrire agli alunni  l’opportunità di liberarsi dal ruolo passivo di distributori e consumatori di saperi, ma  partecipare alla scoperta del sapere..

Attivare processi di ricerca attiva con il contributo  dell’intero gruppo classe,  desiderare di scoprire insieme la rete di contenuti che caratterizza la complessità del sapere e, soprattutto, sollecitare la capacità di interpretare la realtà, selezionando i dati conoscitivi rilevanti: è ripensare la propria metodologia . Tutti noi lo facciamo.

Con le classi prime sto sperimentando l’e-book  che è un particolare testo e non è un contenitore fisico.

La domanda che mi sono posta: “Come posso configurare il dispositivo mobile, che quasi tutti hanno in classe per un utilizzo didattico durante le lezioni? E’ utile per lo studente? Quali criticità potrei incontrare?

A questi miei dubbi  mi è stato d’aiuto il prof. Leonetti.

Usare tali strumenti non significa mettere da parte la tradizionale lavagna di ardesia o il libro di testo. Anzi, l’uso dei nuovi mezzi diventa ancora più utile proprio nel momento in cui nuove risorse e vecchi strumenti creano una sinergia che alimenta e produce un sapere più ricco, flessibile, sempre aperto al nuovo.

Le due matrici devono integrarsi, convivere.

Il prof. Margliano dice che il digitale e la rete rappresentano l’evoluzione del sapere, l’innovazione dei processi di conoscenza , la pluralità dei linguaggi rispetto al libro che è un sapere strutturato chiuso con un unico codice come la classe divisa per orari e discipline

 

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auguri dagli alunni della classe I A e I B e dai loro docenti

 

 

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… al mio babbo un bacio e un fiore, al mio babbo tanto amore… …   à mon pèrè mes bises et mes fleurs, à mon pèrè tout mon amour…

 

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… tanto amore che parla e dice … che il mio babbo sia felice. …                         …tout mon amour qui parle et dit… que mon pèrè soit heureux…

 

 

 

Raccontare i lieviti della pizza

 

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Oggi,25 Febbraio 2016, noi di I A, insieme alla nostra prof. di matematica, abbiamo fatto degli esperimenti .

Io, Manuela, ho portato i vetrini, Mariagrazia la farina, Francesco Saverio lo zucchero e il lievito, Chiara il thermos  con l’acqua calda e Francesco la scodella.

Tutti ci siamo riuniti intorno alla cattedra e abbiamo visto il lievito, che erano palline magre piccole, piccole . Poi Annachiara si è messa ad impastare perché lei indossava il grembiule. Le sue mani non esistevano più, erano diventate tutt’uno con la pasta . La prof. ci ha fatto prendere un pezzettino di pasta  e tutti ci siamo divertiti a fare le forme più svariate: lettere, anelli, mini-pizza…….addirittura un “pupazzo di pasta”! Così, le nostre mani, la cattedra, noi e soprattutto Annachiara siamo diventati “parte integrante della pasta”.

 

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BASTA!  Stavamo sporcando troppo, quindi abbiamo lasciato la pasta o la classe sarebbe diventata un porcile o meglio dire “un mulino”.

Poi abbiamo visto i lieviti , dopo aver assorbito lo zucchero: erano diventati gonfi, dei veri mangioni golosoni.

Quando si sono iniziati a separare, erano ancora più belli, sembravano delle isole, con affianco un fiume che fluiva. Dopo questo  divertimento, abbiamo dovuto mettere in ordine “il mulino”, abbiamo raccolto la farina, lavato i vetrini e abbiamo visto il guscio di cipolla al microscopio: erano tante cellette viola addossate: sembravano nidi d’ape o pelle di serpente.

Dopo aver lavato di nuovo i vetrini, messo a fermentare la pasta e  rimesso a posto il microscopio, abbiamo mangiato un pezzo di pizza .

…………ma la nostra adorata e smemorata prof., si è dimenticata di farci vedere al microscopio la farina per ciliaci a confronto con quella normale…….

Che fare?…….la perdoniamo…….

Così si conclude la nostra giornata di esperimenti.

AI NOSTRI  RAGAZZI  CON AFFETTO

Vi auguro sogni a non finire

Vi auguro sogni a non finire

e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno

vi auguro di amare ciò che si deve amare
e di dimenticare ciò che si deve dimenticare

vi auguro passioni

vi auguro silenzi

vi auguro il canto degli uccelli al risveglio

e le risate dei bambini.

Vi auguro di rispettare le differenze degli altri perché il merito e il valore di

ognuno spesso è nascosto.
vi auguro di resistere all’affondamento,

all’indifferenza, alle virtù negative della nostra epoca.

Vi auguro di non rinunciare mai alla ricerca,

all’ avventura , alla vita, all’ amore,

perché la vita è una magnifica avventura e niente e nessuno può farci

rinunciare ad essa, senza intraprendere una dura battaglia.
Vi auguro soprattutto di essere voi stessi, fieri di esserlo e felici,

perché la felicità è il nostro vero destino.

 

ricordate che l’amore più bello è il dono

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IN LABORATORIO     con “il riso”

IN LABORATORIO con "il riso"

 

LABORATORIO MATEMATICO 

Abbiamo appena finito di utilizzare le linguine per rappresentare i segmenti e risolverli con il metodo grafico e……… sono spuntati fuori i chicchi di riso .

La prof. di mate (Corso) ci ha detto  che ognuno di noi doveva portare  a scuola una scacchiera e  Francesco Martiriggiano 1 kg di riso.

Oggi,i nostri banchi si sono colorati di tante scacchiere e tutti ad ascoltare la storia di Sassa che tramite  gli scacchi  scoprì le potenze .

Sassa fece scoprire al re indiano il gioco degli scacchi e gli piacque molto, quindi  volle dargli una ricompensa.

Il re sulla scacchiera mise tanti chicchi di grano quante erano le caselle: ogni casella doveva essere il doppio della precedente .

Gli sembrava un’impresa impossibile, e….. come dice la prof. Corso, adesso aspetta.

Ritorniamo al laboratorio di matematica .

Noi alunni dovevamo procedere come il re .

La prima ad arrivare a 512, che sarebbe la seconda casella del secondo rigo sono stata io: Martina

Dopo di me tutti .

 

 

Natale 2015

La scuola protagonista in una nuova forma di comunicazione: il blog delle classi I A e B della scuola Secondaria di I grado di Picerno(PZ) ma sono con me in questo percorso anche gli sguardi dei ragazzi che ho lasciato.Li voglio rincorrere nei loro cambiamenti, attirare la loro curiosità, scambiare messaggi parlando il loro linguaggio.

Interrogarci, risponderci, emozionarci con la parola ferma su una pagina elettronica ma che ugualmente si mescola a pensieri, immagini che ci porteranno verso traguardi lontanissi…….mi

Buon viaggio ragazzi!

Un grazie al Dirigente

Mercoledì  28 ottobre ’15

Auditorium scuola secondaria di I grado

Libriamoci- giornata di lettura a scuola

I libri hanno avuto nella mia infanzia un ruolo così importante che, se cerco di immaginarli senza di loro, i miei primi anni si riducono a ben poca cosa”( Bianca Pitzorno)

Il libro come viaggio, per vivere una realtà o un sogno, è un cerchio partire e ritornare al punto di partenza ma con un bagaglio di conoscenze, di nuovi incontri di orizzonti allargati e da qui il desiderio di ripartire e di rientrare di nuovo nel cerchio. E’ l’amore per la lettura.

Il piacere di leggere è stato diviso in due momenti:

1 l’ascolto, per conoscere, per suscitare curiosità, per riflettere, per accogliere l’altro

2 l’emozione della parola si trasferisce in altri linguaggi: in un percorso musicale e in forme e colori su una tavolozza dove il ragazzo trasferisce l’espressione di un mondo fino ad allora sconosciuto

Lettori: alunni, docenti e dirigente

Attori dell’associazione teatrale di Picerno

Amministratori locali

 

“Interrogo i libri e mi rispondono.

E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore.

Altri mi insegna no a conoscere me stesso” (Petrarca)

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